Categories: Giurisprudenza

NOMINE AGCOM: INTERVISTA A STEFANO QUINTARELLI, IL CANDIDATO DEL WEB

Stefano Quintarelli, professione informatico, classe ’65, di Negrar (Verona), è uno dei pionieri dell’internet commerciale in Italia: ha fondato il provider per aziende I.NET, presieduto associazioni per la sicurezza informatica e degli stessi fornitori di connettività, si è battuto per l’agenda digitale in Italia e per la neutralità della rete e attualmente dirige l’area digitale del Sole24ore. Da qualche giorno oltre 11mila persone hanno firmato la campagna online “Quintarelli 4 president” perché sia lui a diventare il presidente dell’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni. Un mandato di sette anni. Il suo curriculum è già stato appoggiato sul tavolo del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.
Sul sito di Repubblica l’intervista che riportiamo:

QUINTARELLI, COM’È NATA LA CANDIDATURA?

“Sulla base di una serie di considerazioni. Internet è una tecnologia orizzontale e di queste il mondo ne ha avute poche. Abbiamo 10 mila anni di storia nel mondo fisico, ma la banda larga ce l’abbiamo solo dal 2001. Non serve solo per ritrovarsi su Facebook, Internet è “il media” perché tutti i media vi passano. Lo strumento, la vera interfaccia utente del mondo fisico. La fantascienza di solito sbaglia: in Star Trek, per esempio, lo smartphome lo datavano nel 2030-2040. A breve ci saranno dispositivi che si infileranno negli smartphone consentendoci di sequenziare il Dna. Il futuro è già qui solo che non è ancora distribuito in modo uniforme. Tutto collassa sui pacchetti di dati che viaggiano nella rete. E questo non è solo il media, è il backbone della produzione, il fulcro della commercializzazione, della socializzazione. E’ una dimensione della nostra stessa esistenza, Internet. È e sarà sempre con noi, al punto ce lo portiamo in tasca. Così un gruppo di amici ha organizzato la mia candidatura e in poche ore ha raccolto sul web quasi 12 mila adesioni”.

SI SENTE ADATTO A GUIDARE UN’AUTORITÀ DA SEMPRE SOTTOPOSTA A ENORMI PRESSIONI POLITICHE?
“La pressione non mi spaventa. Ho un certo feeling in questo settore, che conosco e pratico dal 1985. E nella mia vita professionale ritengo di aver dimostrato una certa dose di indipendenza. Per questo credo – proprio in questo particolare momento in cui si ridisegnano molti dei processi industriali – di poter avere un approccio bilanciato. E di possedere quel minimo di visione per dare le indicazioni opportune alla politica Sì, penso di avere le giuste caratteristiche per quella posizione. Certo, ci sono molte altre figure di tutto rispetto e con in più quell’esperienza istituzionale. Quella che a me manca. Sono un tecnico, un informatico. Ma se guardiamo alle altre Autorità nel resto del mondo scopriamo che le guidano ingegneri, fisici e anche avvocati. E allora…”

CHE COSA FAREBBE SUBITO SE VENISSE NOMINATO?
“Intanto bisogna dire che l’Agcom non fa politica industriale, agisce sulle leggi fatte dal parlamento. Poi ci sono delle direttive che arrivano dal’Europa, per cui i margini di discrezionalità non sono poi tanti. Le frequenze, per esempio: col prossimo regolamento vengono riorganizzate nel 2015 e poi dopo tre anni. Ma le cose cambiano velocemente. Magari le prossime elezioni si potranno vincere con la tv, ma quelle successive no. Pensi che nel 2001 al mondo c’erano 2,4 milioni di adsl; oggi questo è il numero che esiste solo nella città di Milano. Il problema più grande è che siamo tutti nani nei confronti dei giganti. La cosa più urgente, a mio avviso, sarebbe di rendere i consiglieri Agcom accountable. Mi spiego: oggi i voti sono segreti. Obbligare, sia chiaro, è sbagliato; però vanno cambiate le regole interne all’Agcom per dare la possibilità ai commissari di dissentire e di mettere questo dissenso a verbale. È una cosa molto importante, magari piccola ma che che avrebbe risvolti importanti”.

CREDE DI POTERCELA FARE?
“Mi sento enormemente appoggiato da molte delle persone che frequentano la rete in Italia e, devo dire, anche all’estero, ma non c’è un grado di probabilità. In realtà in questo momento sono un po’ come, nella fisica quantistica, il paradosso del Gatto di Schrödinger. Che resta sia vivo e sia morto fino a quando non si apre la scatola, ovvero non si compie un’osservazione. Insomma, quando si va a vedere”.

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