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NIENTE TV, ORA è INTERNET A DARCI LA BUONANOTTE

La National Sleep Foundation entra nelle stanze da letto degli Americani.
E riporta che i sei decimi della popolazione statunitense, cade tra le braccia di Morfeo accompagnata dal computer.
Lo studio rivela infatti che il 95 per cento degli Americani, usa almeno un apparecchio elettronico nell’ultim’ora trascorsa prima di addormentarsi.
Se una volta era l’apparecchio televisivo a scandire le ultime ore di veglia, ora ci pensa la rete a tenere svegli i giovani.
Si stima che nel 55 per cento dei caso, i giovani tra i 13 e i 18 anni navigano in rete tutte le sere prima di andare a letto.
Ma la percentuale è destinata a crescere, soprattutto grazie alla popolarità dei social network.
Dalla ricerca emergono dunque due dati importanti.
Uno di questi, è che al mondo romanzato dei libri
si preferisce il mondo virtuale della rete.
Si legge sempre di meno, di conseguenza il nostro cervello lavora in maniera diversa.
A tale proposito è interessante la tesi di Nicholas Carr, autore di The Shallows: what the Internet is doing to our brains.
Carr sostiene che la nostra bulimia da informazione nutrita a cucchiaiate di Internet sta riorganizzando i neuroni del nostro cervello.
E ci sta rendendo più stupidi.
La teoria di Carr è che stiamo perdendo la nostra capacità di leggere e quindi di pensare in maniera profonda.

Gli effetti della tecnologia alterano i nostri schemi di percezione.

Non riusciamo a staccare materialmente e fisicamente la spina dei processori elettronici, e questo ha conseguenze anche a livello ormonale.

Infatti la seconda grave conseguenza in cui incorrono gli integralisti del web, è l’alterazione della melatonina(l’ormone che produce il sonno) .

L’esposizione alla luce artificiale dello schermo dopo il tramonto, sopprime la produzione di melatonina, altera le fasi di sonno/ veglia e rende difficile il riposo.

Il rischio reale è quello di diventare schiavi insonni dell’universo iperconnesso, di cui noi stessi siamo artefici.

Arianna Esposito (tratto da LA REPUBBLICA)

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