Privacy

Il fondatore di Netflix: “Crescita costante, nel rispetto della privacy”

Netflix è una realtà in continua crescita. Nata nel 1997 come attività di noleggio di DVD, è oggi tra le più grandi aziende operanti nella distribuzione e produzione via internet di film, serie tv e altri contenuti di intrattenimento. Dal 2008 ha attivato un servizio streaming di video on demand, che costituisce il suo campo di attività principale. Anno dopo anno l’azienda è divenuta leader dell’on demand, espandendosi in tutto il globo. Alla iniziale attività di distribuzione ha presto aggiunto un crescente e costante impegno nella produzione di contenuti originali.
Il suo creatore, Reed Hastings, non si accontenta dei già imponenti numeri attuali (Netflix conta 125 milioni di abbonati). In un’intervista a “Il Corriere della Sera” ha fatto capire di mirare a qualcosa di molto più grande: far diventare la sua creatura la nuova televisione. Hastings ha affermato di non aver paura della concorrenza di colossi come Apple o Amazon, scesi in campo per replicare la formula del successo di Netflix. Il fondatore della piattaforma è convinto del fatto che la validità dei contenuti prodotti farà pendere sempre la bilancia dalla parte di Netflix. La chiave per restare leader nel settore è la continua produzione dei contenuti originali e la loro comunicazione commerciale attraverso sofisticati algoritmi. Quest’ultimo tema ha dato il via libera ad Hastings per parlare della spinosa questione della privacy.
Il fondatore di Netflix ha ricordato che sulla piattaforma è presente una funzionalità che permette di interrompere la tracciabilità delle scelte dell’utente. Hastings ha, però, sconsigliato di utilizzarla, precisando che Netflix utilizza i dati dei suoi abbonati in forma anonima. Il riferimento è a Facebook e al famigerato caso di Cambridge Analytica, la società operante nella raccolta di dati personali a fini di marketing. Hastings ha descritto la questione come “un errore di gioventù di Facebook, commesso per crescere troppo in fretta”. Il cosiddetto filter bubble, secondo Hastings, può essere utile all’utenza per ricercare contenuti analoghi a quelli di proprio gusto ed avere così una mappatura precisa delle proprie preferenze.
Fonte: Il Corriere della Sera

Giuseppe Liucci

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