Secondo l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), nel 2011 dovrebbero esaurirsi gli indirizzi web. Arriverà infatti a saturazione il numero di 4 miliardi attualmente disponibile, e non sarà più possibile crearne di nuovi, a meno che non si passi alla piattaforma Ipv6, che garantirebbe nuovo spazio. Il protocollo attuale, l’Ipv4 in vigore dal 1981, è ormai obsoleto e presenta problemi di funzionalità. La nuova piattaforma è progettata per l’autoconfigurazione e la gestione interna della sicurezza, e permetterà dunque di stabilire procedure standard per il funzionamento e la gestione degli indirizzi, senza la necessità di inventare ulteriori procedure specifiche.
La situazione critica del protocollo Ipv4 è monitorata costantemente da ricerche ad hoc, e già lo scorso anno l’Arin aveva chiarito come le precedenti previsioni, che prevedevano il totale esaurimento dello spazio a disposizione intorno al 2020, fossero da ritenersi completamente errate.
L’Ipv6, però, fatica a decollare: i clienti considerano la nuova piattaforma ancora poco competitiva e la promozione è scarsa, quando invece tutti i soggetti legati a internet (service provider, utenti finali, governi) dovrebbero cercare di facilitare e incentivare la migrazione. Perché anche lo spazio virtuale, a quanto pare, ha confini precisi.
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