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MONTI PROPONE UNA RAI TECNICA

Niente politici. Niente ex politici. Solo personalità di indubbio valore culturale e professionale libere da influenze partitiche. Dg forte, con ampi poteri e deleghe operative. Ecco la nuova Rai di Monti.
Il premier aveva anche proposto una mini-riforma della Gasparri con un cda di 5 membri, ma il Pdl è stato perentorio. Per il partito di via dell’Umiltà la Gasparri è intoccabile.
Gli “antagonisti” del Pd, che minacciano di non partecipare all’elezione del prossimo cda con gli attuali meccanismi di nomina, pretendono un chiaro segno di discontinuità. L’ipotesi commissario, recentemente accolta anche dal Terzo Polo, è inapplicabile in quanto si scontra con il Codice civile.
Cosa fare? A due giorni dalla scadenza formale del cda non sembra esserci altro che la proroga, magari mini, sperando che dopo le elezioni amministrative di maggio i partiti inizino a dialogare, anziché combattersi con “veti incrociati”.
In extremis il governo tira fuori dal cilindro una nuova possibilità basta sull’intransigenza dei consiglieri e su un dg con ampi poteri.
La legge di nomina rimane la Gasparri; il cda, sempre di 9 membri, sarà eletto dalla Vigilanza. Cambierebbe solo la “moralità” delle scelte.
Monti invita i partiti a scegliere dei consiglieri, oltre che di valore, avulsi dalla politica.
Fondamentale la nuova funzione del dg. Il direttore generale avrebbe molti più poteri e deleghe operative. Inoltre potrebbe essere coadiuvato da un amministratore delegato e dallo stesso presidente che diventerebbe anch’esso un manager.
Il cda perderebbe molto potere e sarà convocato solo poche volte l’anno per decisioni importanti che necessitano una piena condivisione.
Per la carica di dg i papabili rimangono gli stessi: Claudio Cappon, Giancarlo Leone e Rocco Sabelli. Il favorito è Enrico Bondi, il “salvatore” della Parmalat, recentemente sponsorizzato anche dall’ex direttore di Rai3, Angelo Guglielmi.
Dunque si profila l’ipotesi di una Rai tecnica in mano al “dg assoluto”, che a qualcuno potrebbe ricordare il modello di governance di Bernabei, e un cda di uomini indipendenti da interessi di parte e da influenze partitiche.
Una riflessione per quanto riguarda i consiglieri: se la condizione necessaria è non avere la tessera in tasca i partiti potrebbero non avere alcuna difficoltà a piazzare politicanti “in borghese”.
Egidio Negri

editoriatv

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