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MILLEPROROGHE/ DE BIASI (PD): SPERO IN UN RIPENSAMENTO GOVERNO SU RIPRISTINO DEL DIRITTO SOGGETIVO

Lungo e di effetto è stato l’intervento con il quale la deputata del Pd, Emilia Grazia De Biasi, ha difeso strenuamente il ripristino del diritto soggettivo per l’editoria cartacea, nel corso della discussione sulle linee generali del decreto milleproroghe (A.C. 3210).
“Vorrei ricordare – ha esordito De Biasi – che nella finanziaria 2010 è stato abolito il diritto soggettivo delle testate giornalistiche con contribuzione diretta. Ripristinare questo diritto soggettivo è il primo passo che si può compiere per impedire la chiusura di moltissime testate giornalistiche cartacee”.
“Quasi 400 parlamentari, in modo del tutto trasversale, hanno firmato un appello in questa direzione; la VII Commissione ha approvato all’unanimità un parere con la seguente condizione: «appare altresì necessario prevedere il differimento all’anno finanziario 2011 dell’entrata in vigore del comma 62 dell’articolo 2 della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010), concernente l’erogazione di contributi e previdenze in favore dell’editoria».
Il diritto soggettivo è in sostanza un diritto di uguaglianza, stabilito per legge per poter ricevere i contributi all’editoria. Dalla legge finanziaria in poi è stato invece il Governo a stabilire chi prenderà questi contributi. Vi è un passaggio di potestà che non penso possa sfuggire a nessuno, perché nel momento in cui è il Governo che decide chi può avere il diritto ad essere finanziato e chi no, non si tratta di un accorgimento di Governo, si tratta di una scelta di campo molto precisa e si tratta di avocare ancora una volta all’Esecutivo poteri che viceversa competono, da una parte, al Parlamento e, dall’altra parte, all’oggettività di norme e di regole che andrebbero non solo rispettate, ma a mio avviso anche modificate e rese migliori e più rigorose rispetto al passato.
Mark Twain, proprio sulla libertà di stampa afferma: «Ma non continuerò con questi commenti.
Ho una specie di vaga idea generale che ci sia troppa libertà di stampa in questo Paese e che
per l’assenza di un sano invito alla moderazione, il giornale sia diventato, in larga misura, una
maledizione nazionale che probabilmente condannerà ancora la Repubblica (nel senso
dell’istituzione). I giornali possiedono alcune eccellenti virtù, dei poteri che esercitano una
grande influenza per il bene comune. Avrei potuto raccontare queste cose osannandole in
modo esauriente, ma così, signori, non avrei lasciato niente da dire a voi».
Ecco, noi non vorremmo lasciare a Tremonti il finale della storia”.

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