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Mediaset attacca la gara per le frequenze e il regolamento

Mediaset attacca frontalmente la gara per le frequenze e il relativo regolamento approvato dall’Agcom e attualmente oggetto di consultazione. Gina Nieri, consigliere d’amministrazione del gruppo, intervenendo al convegno di Business International e Fiera Milano Media all’hotel Excelsior di Roma, definisce la gara «un ibrido irrealizzabile, un Arlecchino che deve servire non due ma dieci padroni. Il giudizio è totalmente negativo: non si avrà alcuna valorizzazione economica di questo bene. I miliardi previsti non arriveranno».

Antonio Martuscello, consigliere dell’Agcom, spiega perchè l’Autorità è arrivata a proporre questo testo alla consultazione degli operatori (per tentare di approvare quello definitivo il 20 dicembre e inviarlo subito a Bruxelles). «La commissione Ue ha imposto come priorità la garanzia di un effettivo ingresso nel sistema, come operatori di rete, dei nuovi entranti e dei piccoli operatori. Aspetto prevalente – continua Martuscello – rispetto a maggiori introiti dalla gara da parte dello Stato».

Prosegue Gina Nieri: «La Ue ha dato indicazioni per avere una gara che aumenti il pluralismo, ma è un grosso equivoco perché si sta parlando di concorrenza, di acquisire capacità trasmissiva per farci del business. Il pluralismo non c’entra, i nuovi entranti nel digitale terrestre ci sono già».

La tesi di Mediaset è che non si aumenta il pluralismo mettendo limiti alle infrastrutture e alle frequenze, perchè i limiti ci sono sul numero dei programmi televisivi. «Chi viene dall’estero a comprare delle reti se non può affitarle e farci del business? – continua Gina Nieri. Gli operatori che possono spendere dovrebbero avere frequenze per soli cinque anni e poi restituirle per la banda larga mobile. Ma una parte di quelle frequenze, secondo quanto stabilito a livello mondiale dall’Itu, dovrebbero restare all’emittenza televisiva».

C’è un altro problema: «La tv non viene ricevuta in un canale adiacente a una frequenza dove si trasmette la Lte. Bisogna farla finita, poi, di varare regole per punire qualcuno. Siamo già nella tv di domani. Ci saranno ancora i broadcaster televisivi o tra qualche anno vedremo tutti la Google Tv? Si parla ancora di posizione dominante sul mercato pubblicitario: tra due anni ci sbudelleremo dal ridere. La procedura d’infrazione dell’Ue è cominciata sei anni fa. In sei anni è successo di tutto».

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