Chissà se adesso gli Elkann faranno ancora orecchie da mercanti: il Presidente Sergio Mattarella va in visita a Torino alla redazione de La Stampa. E la visita del Capo dello Stato riapre, oggettivamente, il tema della cessione degli asset di Gedi. Che poi, in realtà, asset non si possono certo considerare giornali come Repubblica, La Stampa e tutti quelli locali già dismessi da Elkann e soci nel corso degli ultimi anni. La presenza di Sergio Mattarella in redazione è un messaggio che va, in primo luogo, nel senso della tutela del pluralismo e della libertà d’informazione. La Stampa, nel corso degli ultimi mesi, è stata oggetto di attacchi e di violenze. Ad opera di anarchici e manifestanti vari. Il caso Askatasuna, per dire. A cui, poi, hanno fatto seguito le frasi a dir poco inopportune di Francesca Albanese sulle “conseguenze” che i giornalisti devono e possono attendersi dal loro lavoro. Non è certo un periodo brillante per la libertà di stampa. E il coraggio di Mattarella sta proprio nell’andare controcorrente. Nel ribadire la forza del pluralismo e della democrazia in una redazione di un quotidiano. Al Capo dello Stato, i giornalisti del quotidiano hanno riferito di aver consegnato una lettera. “In occasione della visita privata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella redazione torinese del nostro quotidiano, il Comitato di redazione e le Rsu del giornale hanno consegnato al capi dello Stato una lettera privata”. Non è difficile intendere o immaginare quale potrebbe mai essere il contenuto della missiva. “I dipendenti dell’editrice hanno lungamente e più volte applaudito il presidente, che si è soffermato a salutare le persone in redazione. Cdr e Rsu ringraziano il capo dello Stato per questa visita: la sua attenzione ci onora e ci conforta in una fase delicata della storia ultracentenaria del nostro giornale”. Mattarella a La Stampa dà una lezione di postura democratica, di ciò che dovrebbero fare le istituzioni. Rendere concreta la Carta Costituzionale, ogni giorno.
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