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Nuovo scontro Fnsi e Fieg sull’equo compenso: i numeri choc

L’equo compenso divide ancora una volta i sindacati e gli editori: Fnsi e Fieg trovano di che litigare pure al tavolo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria. Sono i numeri quelli che dividono, ancora una volta, i giornalisti dalle imprese. I primi chiedono delle soglie minime, che i secondi anticipano ben prima rispetto a quelle limite stabilite dai giornalisti. Un braccio di ferro che è ben condensato dai numeri. Quelli proposti dalla Fnsi sono eloquenti. Per i quotidiani, le agenzie, l’online, gli uffici stampa e l’emittenza radiotelevisiva privata nazionale dai 130 ai 170 euro al giorno. Cifra che, naturalmente, si dimezza per la mezza giornata: dai 65 agli 84 euro. Per l’emittenza locale: dagli 86 ai 94 euro fino ai 119, dai 44 euro ai 62 per la mezza giornata; nelle testate locali online e nei periodici: dai 52,50 euro ai 262,50 euro per i mensili. Gli editori, da quell’orecchio, non ci sentono. Secondo quanto riferito proprio dalla Fnsi, “il criterio individuato dagli editori è di 17,25 euro (per pezzi di almeno 1200 battute)”. Non è certo una cifra con la quale arricchirsi. Né tantomeno una che invoglierebbe un giovane a mettersi a una scrivania per vivere la vita sempre più povera e grama, ma ricca di scocciature e noie (specialmente legali), per un pugno di spiccioli.

La posizione della Fnsi sulla questione equo compenso è un attacco totale alla Fieg. Con cui, peraltro, ha in sospeso la vicenda del rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Un’altra vicenda dolorosa da cui gli editori Fieg non sembrano uscire di certo con la palma della generosità, tutt’altro. “La proposta degli editori è molto distante non solo dalle sentenze, ma anche dall’assicurare dignità e professionalità ai collaboratori che finirebbero per guadagnare ancora meno di quanto previsto dalla delibera annullata. Gli editori continuano a voler ridurre surrettiziamente il costo del lavoro sfruttando cococo e partite Iva”, ha tuonato Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi. Le ha fatto eco Carlo Bartoli presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti. “L’equo compenso non si può calcolare solo in termini quantitativi, occorre tenere conto dei parametri di qualità, delle caratteristiche del lavoro e del tempo necessario al giornalista per produrre quanto richiesto. Riteniamo pertanto che le tabelle possano essere il punto di riferimento per attuare finalmente quanto prevedono la Costituzione e le leggi in materia”.

Luca Esposito

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