Categories: Giurisprudenza

MANOVRA BIS/ COSA CAMBIERÀ NEL FAR WEST DELLE PROFESSIONI

Nei mesi scorsi si era paventata un’apertura selvaggia degli ordini professionali. L’ipotesi caldeggiata da molte lobby sembrava essere quella di approfittare della crisi per instaurare una competizione selvaggia che avrebbe inflazionato le prestazioni dei professionisti.
Il presidente del Comitato unitario professioni, Marina Calderone, era stata chiara: “le liberalizzazioni sono solo un pretesto per smantellare le professioni, indebolirle, fiaccarle e poi appropriarsene per fare utili, come un’azienda qualsiasi. Ma le professioni in Italia hanno la cornice della Costituzione e devono garantire ai cittadini servizi di qualità”.
E così è stato. La manovra bis fa salve le professioni ordinistiche. Tuttavia dovranno essere rivisti gli ordinamenti interni. Le nuove regole sono poche e chiare: obbligo di formazione; equo compenso al tirocinante con abolizione dell’obbligatorietà delle tariffe minime; trasparenza e chiarezza sui contratti; assicurazione professionale obbligatoria. Inoltre sarà permesso pubblicizzare la propria professionalità in modo corretto e non ingannevole.
La strada è ancora lunga e non è da escludere la sindrome del “va bene, ma non nel mio giardino”, dove ognuno cerca di salvaguardare la propria professione. Quando si è minacciato l’ordine degli avvocati, c’è stata una “rivolta”, capeggiata da Maurizio Paniz (Pdl e avvocato di professione): “i nostri voti non ci saranno”; massima solidarietà dei ministri avvocati, tra cui Ignazio La Russa: “la protesta non è irragionevole” ed Elio Belcastro: “io questa manovra non la voterò se la norma non si ritira”.
La riforma scampa il pericolo delle liberalizzazioni selvagge, ma lascia delle perplessità: per quanto riguarda la formazione si dovrebbe pensare all’Università e al praticantato piuttosto che a corsi estemporanei; per quanto riguarda le tariffe minime alcuni hanno visto una riforma Bersani del 2006; poi c’è il problema degli ordini, che molti ritengono superflui, ma che restano ancora dei riferimenti imprescindibili.

Egidio Negri

editoriatv

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