Se la montagna non va da Maometto, allora è Maometto ad andare alla montagna. E così, a Lipari, Domenico Belletti, edicolante di ottant’anni, costretto a chiudere l’unica edicola rimasta sull’isola a causa dell’insostenibile costo del locale, ha deciso di continuare a vendere quotidiani, riviste e libri utilizzando il proprio furgoncino rosso. Sarà lui ad andare incontro ai lettori per portare loro il giornale.
La sua non è un’attività qualsiasi. L’edicola-libreria della famiglia Belletti era nata nel 1928 ed era giunta alla terza generazione. Allora i giornali arrivavano a Lipari a bordo di barche a remi. Oggi Belletti prova a salvarne la vendita portandoli direttamente in giro per l’isola. Ha dovuto lasciare il locale di corso Vittorio Emanuele, per il quale pagava un canone mensile di 3.000 euro, ma non ha voluto privare la comunità di un servizio garantito da quasi un secolo. La vicenda è stata raccontata dall’ANSA.
Si tratta di un’iniziativa particolare, adatta alla realtà di un’isola e difficilmente esportabile su scala nazionale. Ma questa esperienza testimonia quanto sia diventato difficile sostenere economicamente un’edicola, soprattutto quando agli altri costi di gestione si aggiungono canoni di locazione elevati. Al tempo stesso, dimostra che si può provare ad andare avanti senza alzare bandiera bianca.
La crisi dell’editoria ha causato la chiusura di molte edicole. E la chiusura delle edicole ha aggravato la crisi dell’editoria. Il classico gatto che si morde la coda.
Oltre trent’anni fa furono commessi errori strategici terribili, dei quali ancora oggi si paga il prezzo. Qualcuno, in particolare la Fieg e un capo del Dipartimento dell’epoca, sosteneva che i giornali non si vendessero perché i punti vendita erano troppo pochi. Si diede così avvio alla sperimentazione: i giornali arrivarono nei supermercati e presso i distributori di carburante, ma a comprarli erano sempre gli stessi lettori.
L’aumento dei costi di distribuzione, necessario per raggiungere un numero crescente di punti vendita, e la contemporanea diminuzione delle vendite nelle edicole segnarono l’inizio del tracollo. Fu, quindi, un’iniziativa legislativa a mettere in crisi l’intero sistema, in un momento in cui un’edicola situata in una grande città poteva valere sul mercato diverse centinaia di migliaia di euro.
Toccherebbe ora alla politica riprendere in mano la questione, abbandonando la logica delle mance, che lascia il tempo che trova, e individuando soluzioni capaci di rendere nuovamente sostenibile la vendita dei giornali.
I Comuni dispongono di locali e spazi pubblici inutilizzati che potrebbero diventare luoghi nei quali le edicole tornino a essere punti di incontro e di confronto. Alcuni servizi telematici degli enti locali potrebbero essere affidati agli edicolanti, riconoscendo un’equa remunerazione a chi continua a diffondere informazione e cultura. Anche alcuni servizi digitali a pagamento e le attività connesse al gioco potrebbero prevedere una quota riservata alle edicole.
Una pessima legge contribuì a decretare la crisi delle edicole. Una buona legge potrebbe restituire loro una nuova vita. Ma servirebbe anche il coraggio di Domenico Belletti.







