Il ricorso di Ranucci: chiesto l’immediato reintegro alla conduzione di Report

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Un ricorso pieno di accuse: Sigfrido Ranucci ha depositato l’atto con cui chiede il reintegro alla guida di Report. E si è rivolto perciò al Tribunale del Lavoro di Roma. Davanti ai giudici c’è un documento di 43 pagine. In cui il giornalista replica, per filo e per segno, alle accuse e smonta le motivazioni alla base della scelta, da viale Mazzini, di disporne la rimozione dalla guida della trasmissione di Raitre. I giuristi che lo assistono hanno messo nero su bianco che, secondo Ranucci, la questione Lavitola e gli sviluppi dell’indagine sull’attentato dinamitardo alla sua abitazione, sarebbero state strumentalizzate “al fine di delegittimare la reputazione professionale di Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report mediante una campagna di denigrazione personale e professionale del Ranucci avvenuta con la diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni”.

E non finisce qui. Ranucci e i suoi legali ricostruiscono la vicenda e la bollano come inconsistente. Frutto di una scelta che poggia su ragioni che tutto sarebbero fuorché quelle di opportunità sottolineate dalla dirigenza Rai. “L’inconsistenza e la genericità della motivazione prospettata dall’Azienda, lette unitamente alla successione temporale delle pressioni e sollecitazioni politiche dirette a ottenere la rimozione di Ranucci”. Ciò comporta che, dalla lettura dei fatti, emergerebbe “un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo, già nella presente sede cautelare, a fondare la presunzione dell’esistenza di un motivo discriminatorio”.

Per gli avvocati, adesso, è tutta una questione giuridica sia nel merito che in tema di diritto. Il legale Roberto De Vita ha spiegato che col ricorso, “non si chiede al giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai”. Semmai, ha sottolineato il professionista che assiste Ranucci, “si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”.

C’è, poi, una vicenda che afferirebbe ai principi. “Una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta”.

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