LUCA NICOTRA (AGORÀ DIGITALE): «SAREMO L’ESPERIMENTO PIÙ AVANZATO DI CENSURA DEL NUOVO MILLENNIO»

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Politici, artisti, blogger, imprenditori, giornalisti e giuristi. Un lungo elenco di adesioni e di interventi per la Notte della Rete, l’iniziativa svoltasi a Roma, alla Domus Talenti, contro la delibera dell’Agcom in materia di diritto d’autore sul web, delibera che proprio oggi passerà al vaglio dell’Autorità. La manifestazione è iniziata con un minuto di silenzio e un bavaglio bianco indossato da tutti partecipanti, tutti uniti nel difendere la libertà della Rete. Tra gli altri, Emma Bonino, Vincenzo Vita, Nicola D’Angelo, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Giulia Innocenzi, Roberto Natale, Luca Nicotra, Flavia Perina, il Piotta, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vittorio Zambardino.
Giovanbattista Frontera, vice presidente di Assoprovider ha dichiarato che questa delibera costringe i provider a violare la legge utilizzando tecnologie invasive per la privacy dei cittadini, inoltre il 70% delle aziende italiane del settore rischierebbero di chiudere.
Anche Reporter sans frontieres hanno parlato di censura extragiudiziale assurda, coadiuvata da sanzioni pesantissime che vanno fino all’oscuramento coatto del sito, procedimento che va contro anche una precisa direttiva dell’O.N.U che prevede l’intervento del giudice.
Vittorio Zambardino ha parlato di un provvedimento che ha la forza di una legge, anzi, di una legge bavaglio universale, in quanto non riguarda solo i giornalisti, ma tutti. Zambardino guarda la vicenda con una visuale molto più larga della nostra penisola. Il giornalista ha aperto un’ipotesi di pressione internazionale. Le potentissime lobby che vendono contenuti coperti da copyright avrebbero fatto pressione al governo USA affinché quest’ultimo spingesse il governo italiano e l’Agcom a far approvare la delicata delibera. Manca a suo parere un nuovo modo di concepire la rete, gli oggetti hanno ora una “nuova consistenza” e serve una nuova società per gestirli al meglio.
Di Pietro, leader dell’Idv ha affermato che non si può chiudere un sito web scavalcando l’autorità giudiziaria e utilizzando un atto amministrativo privo di un preciso quadro di garanzia.
Bersani, segretario Pd invita l’Autorità ad una riflessione: «L’Agcom si fermi e consenta una riflessione più ampia. La democrazia italiana non può permettersi bavagli di alcun genere».
In effetti è questo il timore dell’opposizione, che con il pretesto di tutelare il diritto d’autore si possano oscurare dei siti politicamente scomodi ed evitare la circolazioni libera di idee, tanto pericolose per un governo autocratico.
Alla Notte romana Dario Fo ha espresso un’opinione forte: «Siamo veramente una nazione orrenda». Il premio Nobel ha invitato persino ad essere «aggressivi a loro pari».
La radicale Emma Bonino ha chiesto, dimostrandosi moderata, «di tornare alla minima prassi del contraddittorio, al conoscere prima di deliberare, approvare questo regolamento credo sia compito del Parlamento».
Flavia Perina, esponente del Fli, ha affermato di «aderire convintamente a questa iniziativa e raccoglie la proposta de una moratoria sul diritto d’autore in Parlamento, non è la prima volta che questa maggioranza si produce in un’aggressione della rete in Italia. Il web è visto come un nemico da chi è nemico dello spazio pubblico e la mobilitazione referendaria ne ha dimostrato il valore».
Sarzana ha chiaramente chiesto all’Agcom di fermarsi e far decidere il Parlamento e invita i cittadini a firmare una petizione che già raccoglie 18.000 nomi.
La stessa Agcom deve fare i conti con profonde spaccature, si sono dimessi due commissari e il co-relatore Nicola D’Angelo, area Pd, (sostituito da Sebasiano Sortino, della stessa area) ha affermato che bisogna ragionare in modo più moderno e che non si possono adattare le norme della tv al web. Alla base ci sarebbe il decreto Romani che ha esteso le norme delle tv al web. Serve una legge specifica non certo una pericolosa «polpetta avvelenata» (come teme Bebbe Severgnini del Corriere). Inoltre ci sono state le dimissioni del primo relatore Gianluigi Magri, Udc, per «svelenire il clima ed evitare strumentalizzazioni» e le dimissioni di due commissari.
Egidio Negri

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