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L’intelligenza artificiale si accorge (ora) dei rischi per la salute mentale

Sam Altman cerca esperti in salute mentale per perfezionare l’intelligenza artificiale di ChatGpt. O, più prosaicamente, per dare a vedere di aver già fatto qualcosa prima che le autorità, come sta facendo lo Stato di New York, inizino a imporre le loro misure per tutelare gli utenti. Il Ceo di OpenAi ha annunciato, ovviamente in pompa magna, di voler assumere un “capo” per la “Preparadness”. Perché, ha spiegato in un post apparso su X: “Il potenziale impatto dei modelli sulla salute mentale è stato un aspetto di cui abbiamo avuto un’anteprima nel 2025; stiamo solo ora assistendo al miglioramento dei modelli in termini di sicurezza informatica, tanto da iniziare a individuare vulnerabilità critiche”. Se n’è accorto pure lui. Bene, ma non benissimo perché la sindrome del Re Sole è dietro l’angolo: “Abbiamo solide basi per misurare le capacità in crescita, ma stiamo entrando in un mondo in cui abbiamo bisogno di una comprensione e di una misurazione più articolate di come tali capacità potrebbero essere sfruttate in modo improprio e di come possiamo limitare questi aspetti negativi sia nei nostri prodotti che nel mondo, in modo da consentirci tutti di godere degli enormi benefici. Queste domande sono difficili e ci sono pochi precedenti; molte idee che sembrano valide hanno dei veri e propri casi limite”.

In realtà i precedenti non sono per nulla pochi e, ormai, dopo decenni in cui il digitale è diventato effettivamente una realtà a tutti gli effetti parlare ancora di “frontiera”, almeno sotto il profilo della salute mentale, è probabilmente un azzardo che si può concedere solo ai baroni digitali in cerca di applausi facili per dribblare la (sacrosanta) reazione delle istituzioni. L’impatto delle infrastrutture virtuali, e dell’intelligenza artificiale, sulla salute mentale non è una scoperta di ora. Il tema che pare più percorribile è quello del tentativo di fare da sé per cogliere l’obiettivo di non farsi apporre il label, l’etichetta, di “nuoce gravemente alla salute”. Un po’ come se le compagnie del tabacco annunciassero l’assunzione di pneumologi per capire, sapere, verificare chissà che. Sam Altman ci ha provato e percorre, forse in maniera più sfacciata, la stessa identica strada che prima di lui (e ancora oggi) segue il mondo digitale. Che, fatalmente, va sempre più veloce delle istituzioni anche quando queste si accorgono che qualcosa non va.

Luca Esposito

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