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Usigrai sta con Report: “Stipendi faraonici? Populismo patetico”

Usigrai a difesa di Report. E il sindacato di Viale Mazzini s’è infuriato per la pubblicazione dei compensi dei giornalisti che collaborano alla testata diretta da Sigfrido Ranucci. Una mossa che il sindacato ha bollato come “patetica operazione di populismo”. Ma che, ieri, ha tenuto botta e innervato tutto il dibattito politico sul caso dell’estate. Quello, cioè, dell’inchiesta sull’attentato a Ranucci che vede indagato, e in carcere, l’amico Valter Lavitola. Un vero e proprio caso spinosissimo che ci porteremo appresso per molti mesi ancora.

“Da anni chiediamo invano all’azienda di rendere pubblici i dati sul numero e i costi delle prime utilizzazioni, ricevendo sempre come risposta un muro di silenzio. Vediamo invece che é facilissimo per qualcuno recuperare i dati sui costi della trasmissione Report, per poi utilizzarli in modo capzioso”, tuona in una nota l’esecutivo Usigrai. Che rincara anzi la dose. “Pubblicare i compensi di collaboratori di Report a Partita Iva senza esplicitare in cosa consistano le spese di produzione – prosegue la nota -, è solo una patetica operazione di populismo”. Non è questione di stipendi, semmai di altro. “Non si tratta infatti di stipendi percepiti dal singolo giornalista, ma di retribuzioni lorde che comprendono anche molte altre spese”. Che la vicenda sia prettamente politica, ne è arciconvinto proprio il sindacato. “Stiamo assistendo a innumerevoli tentativi di colpire un programma d’inchiesta che di certo dà fastidio alla politica, compreso il partito sui cui scranni siede in Parlamento l’editore del quotidiano che oggi punta il dito su inesistenti stipendi faraonici”.

La conclusione è velenosa. “Un programma di inchiesta che i vertici Rai dovrebbero tutelare come patrimonio aziendale, dopo aver regalato ingenti fette di pubblico alla concorrenza con scelte che hanno premiato conduttori graditi alla maggioranza di Governo, ma molto sgraditi al pubblico”, e qui viene giù tutto. “Quel pubblico che, invece, segue Report da anni e che si consolida stagione dopo stagione e che certo non si farà condizionare dai tentativi di screditare la redazione”, si auspica il sindacato. Ma il dibattito è feroce e gli schieramenti in campo se le suonano di santa ragione.

Luca Esposito

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