Ieri sera, nell’Infedele di Gad Lerner si è discusso ampiamente sui temi del V-day organizzato da Beppe Grillo per il 25 aprile: abolizione dell’Ordine dei giornalisti, abolizione dei contributi all’editoria e abolizione della legge Gasparri.
Per quanto riguarda il primo punto il prof. Giovanni De Luca, storico dell’Università di Torino, ha sottolineato che l’Ordine è un retaggio del passato, voluto da Mussolini e che risponde al principio tipico del totalitarismo per cui ognuno deve stare al proprio posto, tutti devono essere inquadrati in uno “spazio” ben definito.
Ma è vero che l’Ordine pone troppi ostacoli burocratici a chi desidera accedere alla professione? È vero che il giornalismo dovrebbe, per definizione, essere libero perché “non si possono porre limiti a ciò che limiti non dovrebbe averne” e cioè la libertà d’espressione?
A queste domande ha risposto il segretario del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi, il quale si dice d’accordo sui contenuti ma non sul metodo. E’ indispensabile una riforma che snellisca le procedure burocratiche ma lo si deve fare salvando le cose buone, attraverso una legge che venga approvata dal Parlamento e non con un referendum che azzeri tutto. A tal proposito ha citato l’art. 2 della legge n. 69 del 1963, che sicuramente va mantenuto: “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Siddi ha anche evidenziato il ruolo fondamentale dell’Ordine per quanto riguarda la qualità della stampa. Su internet tutti possono scrivere liberamente ma un “commento” è cosa diversa dalla “notizia”. E proprio nella multimedialità che avanza, che aggredisce e disorienta i veri giornalisti, il loro codice deontologico, diventano una bussola per potersi orientare.
L’esperto di blog, Luca Sofri, ha concluso sottolineando che i codici deontologici sono importanti ma ancora più importante è farli rispettare. Bisogna ridare qualità nella stampa, quella qualità che, a volte, manca anche nei giornali scritti da “veri giornalisti”.
Fabiana Cammarano
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