Uno dei temi su cui si è infiammato il dibattito in questi giorni è come evitare la “pirateria” dei giornali tradizionali sulla rete e come tradurre in reddito “digitale” il “content” dei prodotti cartacei. Se lo sono chiesto anche i big del settore, alcuni riuniti a Chicago dalla Newspaper Association of America, altri partecipando al convegno “D: All Things Digital”, tenutosi a Carisbad.
Da indiscrezioni raccolte da ‘il Sole 24 Ore’, sembrerebbe che l’incontro di Chicago abbia prodotto due linee di attacco. Il “piano A” prevede di far pagare chi utilizza o preleva le notizie da un “produttore” con tanto di marchio di qualità e le rimette in pagina dando lustro al suo sito. Il “piano B”, invece, prevede un accordo tra gli editori per creare una piattaforma che aggreghi le loro notizie on-line e tagli fuori le piattaforme come GoogleNews o Yahoo! e altri servizi che raccolgono automaticamente le notizie dai siti dei giornali e le linkano sulle loro pagine portandosi via una quota importante della pubblicità.
A Carisbad, invece, il dibattito si è focalizzato sulla soluzione “pacchetto”, senza necessariamente affidarsi a un consorzio che poi distribuirà il reddito a seconda del “consumo”. Anche perché proprio Murdoch – tra i partecipanti -, ha chiarito che lui sulla rete è già molto attivo: “Per noi di News Corp, il fatturato che deriva dal digitale ammonta già a 14 miliardi di dollari all’anno, certo, non è la maggioranza, ma andremo avanti. Per il gruppo Dow Jones poi, deriviamo già il 50% del fatturato da prodotti digitali”.
Il segreto, dice John Malone, il re del cavo, resta quello di “creare dei pacchetti attraenti”. “All’inizio la sfida di far pagare per la tv che si poteva vedere gratis sembrava impossibile. Io ho dato due opzioni: accesso internet ad alta velocità e a bassa velocità, per avere l’alta velocità si doveva pagare qualcosa. Non molto invece per il contenuto… e ha funzionato. Per questo occorre sviluppare dei pacchetti incrementali. Poi alcune cose devono essere assolutamente riservate: si vendono solo a chi paga”.
Vincenza Petta
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