Categories: Giurisprudenza

L’antitrust avvia istruttoria per le tariffe forensi

In merito all’apertura di una “ nuova” istruttoria dell’Antitrust su possibili intese restrittive su “tariffe” e codice deontologico da parte del CNF a danno dell’autonomia dei professionisti, il CNF manifesta stupore per l’iniziativa che si annuncia  non conferente. E’ noto ormai a tutti che il sistema tariffario non esiste più e che le tariffe minime, già non più vincolanti dal 2006, sono state abrogate del decreto Cresci-Italia. Decreto che ha introdotto i Parametri forensi, poi approvati con il decreto ministeriale 140/2012.
Il sito istituzionale del CNF non solo è stato  puntualmente aggiornato con la cronaca degli eventi, con la pubblicazione di Dossier  sugli aggiornamenti normativi che si rendessero via via necessari ma pubblica, in una sezione fissa accessibile dalla homepage, proprio l’articolo 9 del decreto Cresci-Italia e il decreto ministeriale 140/2012, recante il regolamento sulla determinazione dei Parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate vigilate del ministero della giustizia (http://www.consiglionazionaleforense.it/site/home/area-avvocati/parametri.html)
Lo stesso decreto 140/2012 è pubblicato nella Banca dati citata dall’Antitrust (peraltro esterna al sito e sotto altro logo) come ultimo atto adottato e dunque in vigore.
L’aver mantenuto i precedenti atti amministrativi (come la circolare del 2006), afferenti peraltro ad altre fonti normative, ha valore semmai “storico” ma certo non può averlo giuridico per chiunque abbia dimestichezza con il sistema delle fonti dell’ordinamento.
Quanto al secondo rilievo, sono ormai note da tempo le posizioni dell’Antitrust in merito al Codice deontologico forense senza che si abbia memoria di un provvedimento sanzionatorio da parte dei giudici amministrativi nei confronti del CNF. Anzi, al contrario, il Consiglio di Stato ha escluso procedimenti a carico del CNF.
Nel merito, il citato articolo 19 si limita a vietare l’intermediazione di agenzie e procacciatori per acquisire clienti; non è una preclusione generale che impedisce agli avvocati di allargare la loro “quota di mercato” (a voler usare terminologia cara all’AGCM), ma solo di farlo tramite mezzi illeciti.L’Antitrust sembra ignorare che dignità e decoro sono principi contenuti nella legge professionale e che il concetto di dignità è associato, nel dettato costituzionale, a quello della persona e del lavoro.Il CNF ha sempre fornito all’Autorità garante , con la massima trasparenza  e immediatezza, ampia e documentata risposta, anche sulle stesse questioni oggi riproposte. Lo stesso farà in questa occasione, rilevando tuttavia una ipersensibilità su alcuni temi che appare ingiustificata.

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