Categories: Giurisprudenza

LA RIFORMA DELLA FORNERO E QUELLE PARTITE IVA CHE CELANO LAVORO SUBORDINATO

Siamo un gruppo di architetti e ingegneri che nel marzo 2011 ha dato vita a un sito internet, www.ivaseipartita.it , per denunciare l’abuso di finte partite iva nell’area tecnica. In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del suo dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: il fenomeno delle finte partite Iva, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile ministro Elsa Fornero, ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all’attività professionale contemplata dall’albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero, per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il clientel-committente-datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi.

E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

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