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La Rea chiede a bersani il futuro programma su tv locali frequenze

Com’è noto la campagna elettorale è stata caratterizzata da molta demagogia e poca concretezza e chiarezza programmatica. Gli elettori non hanno avuto modo di conoscere i programmi di governo per, realisticamente, uscire dalla crisi. Perfino il prof. Monti si è perso quando si è trattato di spiegare agli italiani cosa fare posto che l’Europa è incapace di darci una mano. Avremmo anche gradito, ma forse sarebbe stata troppa grazia, conoscere anche la squadra di governo chiamata a rispettare i programmi. Quest’ultimo punto è molto importante in quanto, noi elettori, avremmo potuto giudicare in anticipo, la serietà politica e la competenza dei futuri ministri e sottosegretari in comparti strategici come le finanze, lo sviluppo economico, la sanità, le politiche sociali, le comunicazioni. Ad esempio, quando Bersani parla di mettere subito in cantiere una legge “ad hoc” sul conflitto d’interessi non sappiamo esattamente cosa intende dire e fare. Non sappiamo se intende restituire ai cittadini quel “bene comune” chiamato “Frequenze” che il signor Berlusconi, in pieno conflitto d’interessi, ha fatto suo per rafforzare quel potere mediatico attraverso il quale domina, indisturbato, radio, tv, satelliti, torri telefoniche, siti trasmissivi, aziende di produzione di apparati, aziende di manutenzione impianti, aziende di produzione televisiva e cinematografica, giornali, riviste, aziende di pubblicità, aziende di indagini di ascolto. Bersani non dice se quei sei canali televisivi disponibili saranno utilizzati per risanare quella pietosa pianificazione televisiva digitale AGCOM di cui tutta l’Europa ci deride e per salvare il pluralismo radiotelevisivo, intenso come “pluralismo nel possesso dei mezzi trasmissivi”, o se vorrà metterli all’asta per farne merce di scambio con le Telecoms.

Transeat, su questi argomenti che si sarebbero dovuti discutere durante la campagna elettorale, ma ora chiediamo a Bersani una svolta democratica per la riconquista del Primato della politica nella quale il cittadino abbia la possibilità di sentirsi, non governato, manipolato, ma protagonista di un processo di rinnovamento per il quale la parola d’ordine dovrà essere “si può e si deve cambiare”.

La REA, pertanto, chiede che prenda l’iniziativa di indire le Primarie per approvare il suo piano di governo con la relativa squadra di ministri e sottosegretari impegnati ad attuarlo in modo da presentarsi di fronte alle Camere forte del consenso popolare lasciando, così, alle altre forze politiche la possibilità di migliorarlo o la responsabilità dell’eventuale sfiducia per le sorti del Paese.

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