La Padania sceglie ufficialmente il regime di solidarietà per affrontare la crisi della testata. Dalla settimana prossima partiranno le trattative per individuare gli esuberi, la riduzione dell’orario di lavoro del 60% e il conseguente taglio degli stipendi (coperto in gran parte dagli ammortizzatori sociali). In redazione sono rimasti, oggi, circa 27 giornalisti. Recentemente sono stati rivisti anche i costi per l’acquisto della carta, per la stampa e la distribuzione della testata.
Adesso è attesa la presentazione del piano editoriale e di quello industriale. Il futuro della Padania potrebbe essere quello di un giornale più snello, con un taglio più di approfondimento rispetto a quello attuale. «Vogliamo dare più spazio al territorio, alle nostre radici», ha spiegato a Italia Oggi Pier Luigi Arnera,direttore generale di Editoriale Nord. «Svecchieremo la testata, faremo più opposizione. Insomma, riscopriremo un’anima più giornalistica nel vero senso della parola. Oggi siamo ai minimi storici dal punto di vista diffusionale, di poco sotto le 10 mila copie, risentendo di anni passati di sfacelo nelle vendite».
Ma la Padania dovrà fare i conti anche con un nuovo concorrente: L’indipendenza, giornale online guidato da Gianluigi Marchi, primo direttore della stessa Padania. Con Leonardo Facco, Gilberto Neto e Carlo Melina «non faremo un giornale contro la sola Lega», ha dichiarato Marchi, «pur volendo riunire gli scontenti della Lega, oltre ai movimenti per l’autodeterminazione dal Veneto al Sud d’Italia». Al debutto domenica prossima, L’indipendenza avrà un homepage con news e fotografie a scorrimento e poi sezioni come Palazzi e potere. Cose dell’altro mondo a copertura degli esteri, Economia ma anche Un’altra storia per conoscere la storia con un’inter-pretazione diversa, recensioni di libri e contributi dai lettori. L’obiettivo del direttore è raggiungere un pubblico iniziale di circa 3 mila lettori.
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