Categories: Editoria

La formula vincente dei giornali ultralocali

Che cos’hanno in comune la Gazzetta della Martesana e The Omaha WorldHerald? Che relazione c’è trail Canavese (edizione di Ciriè) e il Richmond Times Dispatch? Apparentemente non vi sono connessioni tra queste testate, appartenenti le une alla piccola DMail (7 milioni di capitalizzazione a Piazza Affari) e le altre alla Berkshire Hathaway del finanziere americano Warren Buffett, terzo uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato in 44 miliardi di dollari. ÏÏ punto in comune è che si tratta di informazione locale che, in un contesto di grande recessione globale, spesso sopravvive meglio dei giornali a grande diffusione. Anche perché le notizie cittadine o il gossip di quartiere, per non parlare delle informazioni di servizio, difficilmente trovano spazio sui quotidiani generalisti o su internet. Si tratta di un microcosmo di news da non trascurare e che spesso attira i lettori più attenzione dello scoop di portata nazionale. Non si spiegherebbe altrimenti il forte interesse all’editoria ultra-locale dimostrato dall’oracolo di Obama, quel Buffett che sta facendo incetta di testate cittadine negli Usa. Solo l’anno scorso ha rilevato i 63 giornali del gruppo Media General (investimento da 142 milioni di dollari) e poi ha comprato altre 28 testate (tra quotidiani e periodici) mettendo sul piatto 344 milioni, lo 0,7% della liquidità totale della holding d’investimento. Berkshire Hathaway nelle settimane scorse, mentre metteva sul piatto oltre 28 miliardi per rilevare il colosso del ketchup Heinz, completava l’acquisizione del Tulsa World dopo aver messo nel proprio carniere anche la maggioranza della Washington Post Co, cui fanno capo giornali quali il Buffalo News, il Winston-Salem Journal e il Morning News. Una campagna acquisti che potrebbe proseguire perché Buffett crede nel settore – come primo impiego da ragazzo fece lo strillone e tuttora conserva il tesserino sindacale di iscritto alla Newspaper Association of America – convinto del fatto che ogni cittadina degli Usa sia un mercato ricco, seppure di nicchia. Facendo le debite e doverose proporzioni e guardando al mercato italiano, il parallelo con DMail ci può stare. Il gruppo attivo nel settore dell’informazione locale e dell’e-commerce da giovedì 7 marzo ha cambiato padrone. Dall’asse Percassi-Viganò- De Carolis-Cairo si passerà alla gestione targata Rotosud, cioè la società di uno dei principali stampatori del mercato, Vittorio Farina. Quest’ultimo (assistito dalla boutique FiveSixty di Gianni Ceriani e Massimo Minolfi) ha battuto in volata la concorrenza della concessionaria di pubblicità Visibilia dell’esponente del Pdl Daniela Santanché da tempo attiva sul dossier DMail, in passato finito pure sul tavolo di Mediaset. Con un aumento da 13,78 milioni Farina (assieme a Percassi, De Carolis e Viganò) prenderà in mano le redini dell’azienda milanese, che in termini di business editoriale fattura circa 30 milioni con Fasset Netweek, il primo circuito di media locali del nord Italia (600 mila copie di tiratura complessiva e 3,5 milioni di lettori alla settimana) costituito da 42 edizioni locali e dal primo settimanale regionale per diffusione, ossia (iN) Europa.

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