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Klout, ecco il nuovo standard che misura la reputazione on line degli influenzer

La diffusione ed il successo, sempre crescenti dei social network, ha spinto in rete migliaia di enti, imprese, movimenti e personalità della politica, Vip e professionalità di diversa provenienza. In questo panorama sono nati e si sono strutturati nuovi social network che cercano di trarre profitto fornendo servizi, analisi e statistiche che permettono di “misurare influenze e reputazione on line”.
Il più famoso è Klout. Ha sede in America, a San Francisco, e ha lo scopo di fornire analisi e statistiche personalizzate sui social media.
In particolare, stima l’influenza degli utenti attraverso il “Klout score” che assegna un punteggio da 1 a 100 ottenuto dal grado di interazioni di siti molto popolari come Twitter, Facebook, Instagram, Linkedin ecc. Il punteggio attribuito dipende dall’ampiezza del network dell’utente, dal contenuto generato e dal livello dei feedback.
Per far questo, Klout ha sviluppato un algoritmo complesso, verso il quale, però, numerosi esponenti della comunità scientifica, sono scettici perché non avrebbe alcuna valenza matematica. Tuttavia molti ci credono: basti pensare che nell’ultimo fund raising, il social californiano ha raccolto ben 30 milioni di dollari innalzando il suo valore societario ad oltre 200 milioni di dollari. Il suo potere di condizionamento è talmente grande che, a no’ di esempio, in America è diventato famoso il caso di Sam Fiorella, esperto collaboratore di aziende come Ford e Kraft, scartato da una nota agenzia di marketing canadese in quanto, in quel momento, aveva un Klout score troppo basso.
Testimonianza del successo economico di questo tipo di social è anche PeerIndex, fondato nel 2009 da Azeem Azhar, che continua ad attrarre investitori come Robert Baines, Ceo di Antrak Capital che recentemente ha versato circa 3 milioni di dollari alla società londinese.
Nuove strategie, nuove opportunità e un nuovi modelli di business: anche questo è Internet.

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