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INVENTATA LA PISTOLA PER “TAGGARE” GLI UMANI

E’ stata inventata la pistola che “tagga” gli esseri umani nella loro dimensione concreta, produce un marchio sulla pelle per segnarci come se fossimo una foto di Facebook. L’ arma è un giocattolone di plastica color arancio chiamato The High Velocity DNA Tagging System ed è prodotta dalla Selectamark, azienda inglese che produce apparecchiature per la marchiatura, la maggior parte delle forze di polizia del Regno Unito usa i suoi prodotti per prevenire e scoraggiare la criminalità nelle proprie aree.

L’ ultimo prodotto è una pistola che spara proiettili speciali, delle palline verdi, che non producono ferite, ma che a una distanza di quaranta metri sono in grado di “spiaccicare” addosso al bersaglio, passando anche attraverso gli abiti, una traccia di DNA sintetico che marchierà in maniera indelebile, per alcune settimane, il soggetto senza che lui se ne possa accorgere. Con una lampada UV a luce bianca sarà in seguito possibile leggere la traccia e identificare il soggetto.

L’ uso ufficiale della nuova arma assomiglia a quei rivelatori di banconote false che leggono tracce invisibili a occhio nudo, solamente che è molto più discreto e soprattutto inquietante nei suoi possibili impieghi. Al momento, da come viene pubblicizzata, l’ arma prevede il suo utilizzo in caso di manifestazioni di piazza in cui non sarebbe possibile identificare con certezza chi tra la folla compie reati, o per situazioni criminose in cui si dovesse rendere rintracciabile un criminale che riesce a sfuggire a un arresto.

La taggatura compulsiva degli umani con un marchio invisibile potrebbe non essere un’ ipotesi poi molto fantasiosa, a quanto dichiara la stessa Selectamark, già McDonald’s avrebbe chiesto di installare in oltre 700 ristoranti della sua catena lo stesso dispositivo, sotto forma di erogatore spray, con il fine apparente di mettere l’ etichetta a eventuali ladri. Sicuramente la diffusione del marchiatore invisibile rischia di aggiungere un nuovo elemento alle scie digitali che già segnano ogni nostro quotidiano respiro.

Ipotizziamo per assurdo che il dispositivo fosse di libera commercializzazione, l’ idea di poter essere “taggati” contro la nostra volontà, in momenti e situazioni particolari della nostra giornata, soprattutto con qualcosa di molto più invasivo che il timbretto che si usa all’ ingresso delle discoteche, potrebbe cominciare a destare qualche lecito segnale di preoccupazione sulla salvaguardia della nostra privacy.

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