”Non penso che la riforma passerà perché c’è altro a cui pensare”. Lo afferma, riferendosi al ddl sulle intercettazioni, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, alla presentazione del suo ultimo libro ”La Malapianta”. ”Sulle intercettazioni però – sottolinea Gratteri – bisogna essere onesti quando si danno i numeri. Se sono onesto dico che sono intercettate 10 mila schede telefoniche, e non dico 10 mila utenze. Questo perché il mafioso, lo ‘ndranghetista, non utilizza la stessa scheda telefonica che utilizza per parlare con un altro ‘ndranghetista, per dire alla moglie ‘cala ‘a pasta’. Oggi per intercettare una persona devo tenere sotto controllo almeno 5 utenze. In due anni io indago 50 persone, 50 trafficanti di cocaina che utilizzano più di 10 mila schede telefoniche”.
Per quanto riguarda la fuga di notizie, e la ”legge bavaglio”, il magistrato chiarisce che ”chi dà le notizie al giornalista è la polizia giudiziaria o il pubblico ministero”, sottolinea. ”Negli ultimi anni però la notizia sui giornali era il gossip. Quella non è informazione, quello è pettegolezzo”.
E ancora sul suo lavoro da magistrato, Gratteri racconta: ”Oggi sono i politici che vanno dal capomafia e chiedono il pacchetto di voti. Con il sistema attuale, basta spostare a destra o a sinistra un pacchetto di voti e si decide chi farà il tecnico comunale, quando fare l’appalto. Oggi gli unici che hanno soldi contanti sono gli usurai, le mafie… tutti gli altri, hanno i conti in rosso”.
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