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Intelligenza artificiale, gli italiani adesso iniziano a temerla

Altro che entusiasmo, gli italiani non si fidano dell’intelligenza artificiale. Lo riferisce una ricerca Censis-Coldiretti secondo cui i cittadini, di fronte alla nuova rutilante novità digitale, restano scettici. O quantomeno non si fanno prendere dalla smania di novità. Così come accaduto (finora) con ogni altra grande innovazione digitale, a cominciare dai social. Ma quello che è maggiormente indicativa è la dimensione e la diffusione di un atteggiamento di “sano pragmatismo” che gli italiani nutrono nei confronti dell’intelligenza artificiale. È addirittura l’86 per cento la percentuale di chi ritiene necessario valutare bene costi e benefici della tecnologia in questione prima di esprimersi. In pratica, sia detto fuor di metafora, l’incubo di venir sostituiti da un algoritmo è un problema che affligge un numero sempre crescente di italiani per cui l’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi nel nuovo boomerang.

Un problema, questo, che è avvertito praticamente in ogni settore del lavoro che una volta si sarebbe chiamato di concetto. I giornalisti sono stati tra i primi a sperimentare la dura realtà della concorrenza digitale. E, soprattutto, a comprendere quanto i rischi potessero impattare tanto sul loro lavoro quanto sulla tenuta democratica. Già, perché affidarsi in toto agli Over the Top non è mai un buon affare. Specialmente per chi intende rispettare i principi base della Costituzione, a cominciare appunto dal pluralismo. Ma i problemi e i rischi non incombono solo sugli italiani, l’intelligenza artificiale minaccia praticamente tutti. Persino gli intoccabili, forse soprattutto loro, anche le star di Hollywood, infatti, temono di venir sostituite dalle immagini digitalizzate di personaggi creati ad arte. Un problema, questo, che il Paese ha capito di avere. A prescindere. E su cui adesso servono risposte, vere, e non più buoni propositi né entusiasmo facile: non ci sarà alcun guadagno nell’affidarsi alle macchine digitali. Per nessuno, proprio per nessuno. Nemmeno per gli editori.

Luca Esposito

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