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IL PROFETA CELENTANO A SERVIZIO PUBBLICO: «NON RITRATTO»

Si aspettava e si temeva: Celentano a Servizio Pubblico. Il molleggiato non ritratta nulla. Anzi, grazie alle ficcanti domande dell’intervistatore Sandro Ruotolo chiarisce e precisa i suoi concetti tra il metafisico e la concretezza.
Celentano aveva auspicato la chiusura di Avvenire e Famiglia Cristiana. Qualche giorno non è bastato per cambiare opinione. «Ho evidenziato ciò che è inutile per la Chiesa. Quei giornali sono e saranno inutili se non cambieranno la linea editoriale», ha precisato il cantante di Galbiate che tra qualche accusa a Repubblica (per aver distorto la corretta interpretazione dell’ossimoro: «cretino di talento») e al Vaticano («loro non sanno com’è il Paradiso») assume le vesti di profeta. «Non possiamo non essere felici. Non dobbiamo perdere la memoria. Dobbiamo portare attenzione ai festosi rumori portati dal vento del Signore. Non bisogna allontanarsi dalla festa che non è una favola, è vera». Frasi aperte ad esegesi infinite.
Celentano ne ha anche per la Rai che non ha difeso il suo successo. Il molleggiato afferma che i tumulti interni all’azienda (commissariamento, dimissioni del direttore artistico, indagini sul Codice Etico) sono causati da «sotterfugi, intrighi e sospetti» causati da una radicale lottizzazione politica.
E per l’accusa della beneficenza fatta con i soldi del canone? «È una colossale stronzata. I soldi che mi ha dato la Rai sono miei, non ho colpe se sono tra i più pagati, ho chiesto di darmi meno, ma ho delle quote di mercato. Se avessero chiamato la Pivetti non avrebbe avuto gli stessi risultati d’ascolto», afferma categorico Celentano.
A chi ha dichiarato che il molleggiato doveva solo cantare ecco la risposta di Celentano che sottolineare la sua “artisticità integrale”: «Sanremo non è un festival delle specializzazioni. Mi hanno chiamato perché canto, ballo, aggiusto orologi e rubinetti che perdono».
Infine il molleggiato parla di un «vento di cambiamento che sta diventando tempesta», esorta a «riprendere la via dell’onestà».
Lo vedremo più a Sanremo? La risposta è indiretta, ma chiara: «Il successo? Bella cosa, ma vale meno di una partita a bocce con gli amici».
Per Carlo Freccero, direttore di Rai4, anche lui ospite di Santoro, «Celentano ha paralo con allegorie. Il suo paradiso è la rivoluzione. Siamo passati dallo spettacolo della politica all’inferno della crisi. Celentano ci ha ricordato che siamo nella merda».
Messaggio ricevuto.
Egidio Negri

editoriatv

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