Mentre l’Europa si fremeva in attesa del voto francese che potrebbe dare una direzione decisamente diversa al vecchio continente, in Italia si parlava della mancata partecipazione del Ministro Sangiuliano alla premiazione del premio Strega. La libertà non si nega a nessuno, in un paese democratico, e nessuno può imporre ad un ministro di partecipare o meno ad un evento; anche se è Ministro della cultura e se quell’evento è culturale. Certo nessuno aveva imposto, l’anno scorso, agli organizzatori del premio Strega di inserire il Ministro Sangiuliano tra i giurati. Certo il Ministro avrebbe potuto declinare l’invito, o almeno trovare il tempo per leggere i libri che ha, a sua insaputa, giudicato. Ma nessuno l’avrebbe potuto obbligare, come nessuno avrebbe potuto vietare a Geppy Cucciari di deridere il Ministro per aver ammesso, sempre a sua insaputa, di non aver letto i libri su cui aveva espresso un giudizio. Si tratta di opportunità che rientrano nel novero della libertà di espressione, anche se spesso il silenzio consentirebbe di evitare figure barbine. Diverso è il discorso di modificare l’audio di un video trasmesso sull’emittente pubblica in cui un Ministro, guarda caso Sangiuliano, viene fischiato, trasformando il dissenso in applausi. Perché in questo caso non c’è alcuna inconsapevolezza, ma un fatto semplice, quanto grave, si alterano i fatti in maniera artificiosa in quanto non graditi. Consapevolmente.
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