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IL GOVERNO GETTA LA SPUGNA SULLA RAI

Monti ha promesso e non ha mantenuto. La riforma Rai non c’è stata. Manca anche un progetto per il futuro. La Vigilanza preme per scelte basate su curriculum e competenza.
La legge Gasparri è blindata dal Pdl. Il commissariamento, in base al Codice Civile, non è possibile. Stessa fine infausta per le mini-riforme venute un po’da tutti: imprenditori, addetti ai lavori, politici, dallo stesso Monti.
Tuttavia c’è chi non si arrende. «La Commissione Vigilanza avvii subito un’attività istruttoria e un dibattito pubblico, sulle candidature alla carica di Consigliere di Amministrazione della Rai, ove sia possibile pubblicamente sapere chi le propone, cosa i candidati intendano fare per l’azienda, di quali curricula dispongano, quali attività eventualmente abbiano (o non abbiano) svolto». Lo ha dichiarato Marco Beltrandi, esponente dei Radicali in Vigilanza.
La Commissione avrebbe accolto la richiesta del deputato, ma sarà molto difficile mettere in pratica tale proposito.
In effetti basterebbe la volontà per aprire una sorta di concorso pubblico per i vertici Rai. «Ciò è perfettamente consentito dalle norme vigenti, senza bisogno di epocali riforme, ed è ciò che è indispensabile per quel rinnovamento della gestione della Rai da tutti, ma solo a parole auspicato», ha precisato Beltrandi. Per il radicale tale sistema consentirebbe la candidatura di personaggi «indipendenti dalle oligarchie di partito».
Beltrandi sollecita Sergio Zavoli, presidente della Vigilanza, a procedere «affinché sia chiaro chi non vuole cambiare nulla, ma intende conservare l’inaccettabile metodo del seggio elettorale».
Anche il Pd preme da tempo per una governance di spessore con persone autorevoli, competenti, intellettualmente oneste e libere da influenze partitiche.
«È indubbio che, allo stato dei fatti e con partiti come il Pdl che si oppongono alla riforma, chi crede nel servizio pubblico e non coltiva il disegno diabolico della privatizzazione o del commissariamento, non può che lavorare per un rinnovo del Cda con persone autorevoli, competenti e sganciate da qualsiasi logica di partito. Le chiacchiere stanno a zero. Conteranno solo i fatti e le scelte concrete». Lo ha dichiarato Giorgio Merlo, Pd, vicepresidente della Vigilanza.
Tutte belle parole e onesti propositi.
Sta di fatto che il cda attuale, già mancante di un componente dopo le dimissioni del consigliere Pd Rizzo Nervo (e quindi già di per sé irregolare), scivolerà fino alla chiusura delle elezioni amministrative. In effetti si tratta di una proroga “fisiologica” in quanto il bilancio, già approvato dal Consiglio, deve ancora essere varato dall’Assemblea dei soci (praticamente da Tesoro con la partecipazione della Siae). Insomma, si tratta di una formalità che darà ancora un po’ di tempo ai partiti per mettersi d’accordo. Già, in mancanza di altro, un’intesa è indispensabile, anche se poco probabile.
Egidio Negri

editoriatv

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