Il Giornale. Il cdr stigmatizza timing disimpegno di Mondadori

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Mondadori dimezza la partecipazione al capitale sociale della società editrice de Il Giornale, il comitato di redazione stigmatizza la scelta dei tempi nell’annuncio e nell’ufficializzazione della decisione.

In una nota, il cdr del quotidiano milanese, dopo aver preso atto “della decisione del gruppo Mondadori di cedere il 50% delle sue azioni della Societa’ europea di edizioni”, ha spiegato di essere a conoscenza del fatto che “la casa editrice di Segrate da tempo non considerava la sua partecipazione a un quotidiano di informazione parte del core business” ma non s’è tirato indietro dal criticare Mondadori perche: “ha ritenuto di annunciare l’operazione di riduzione della partecipazione proprio nel mezzo di una crisi sanitaria ed economica di dimensioni inaudite, in cui la buona informazione quotidiana rappresenta, come riconosciuto anche dal governo, un bene primario”.

Il cdr ha inoltre aggiunto: “Sappiamo bene che le aziende non sono enti di beneficenza, ma non dimentichiamo che hanno anche una responsabilità sociale la cui consapevolezza dovrebbe essere da un lato proporzionata al prestigio, al fatturato e al numero dei dipendenti e dall’altro particolarmente intensa nelle persone che guidano aziende che, come la Mondadori, fanno parte integrante e rilevante del settore industria culturale”. Quindi, adesso, i giornalisti attendono nuovi assetti sociali e un programma di rilancio: “anche in virtu’ dei sacrifici che hanno accettato di compiere”, i lavoratori infatti: “si aspettano che il nuovo assetto dell’azionariato, con la progressiva diluizione di un socio per nulla interessato al futuro della nostra testata, possa tradursi nell’impostazione di nuove prospettive strategiche la cui mancata attuazione adesso – con il nuovo assetto azionario della Societa’ europea di edizioni – apparira’ sempre meno comprensibile”.

Infine, un plauso da parte del comitato a Paolo Berlusconi per ” il senso responsabilità dell’azionista di maggioranza, fidando nel fatto che in Italia ci siano imprenditori che considerano l’informazione, oltre che un dovere, anche un business con un futuro”.

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