Editoria

Il Crotonese: 45 anni di informazione cooperativa e indipendente a Crotone

In questi giorni si parla tanto delle sorti dei giornalisti del gruppo Gedi, ma come c’è un giudice a Berlino, così c’è un giornale a Crotone. Si parla sempre delle vicende dei grandi giornali, ma mai di quelli più piccoli, figli di un Dio minore. E, infatti, da 45 anni un gruppo di giornalisti e di grafici mantiene in vita a costo di sacrifici incredibili “Il Crotonese”, un giornale periodico edito da una cooperativa giornalistica.

Il Crotonese, fondato nel 1980 da Domenico Napolitano, rappresenta una delle esperienze più incredibili del giornalismo locale nel Mezzogiorno. Un giornale nato per non lasciare scoperto un territorio quando le grandi redazioni nazionali decidevano di arretrare.

La storia del Crotonese nasce, come spesso accade, da un episodio. Con la chiusura della redazione calabrese del Tempo, dove Napolitano lavorava come corrispondente, Crotone rischiava di perdere la principale voce della città e della provincia. Da quella perdita prende forma un progetto nuovo: un giornale autonomo, radicato, capace di raccontare il territorio dall’interno e non per interposta persona, senza altri interessi che quelli dei lettori.

Il primo numero de Il Crotonese, allora settimanale, va in edicola il 5 dicembre 1980. Con gli anni il giornale cresce, aumenta la periodicità, diventa voce del territorio. Territorio difficile, povero, avviato in una crisi dalla decisione assunta a livello nazionale di chiudere il più grande stabilimento della zona, l’impianto dell’Enichem, con la famosa proposta dell’intera città culminata nella famosa “notte dei fuochi”. Ma la crisi rafforza la convinzione da parte dell’editore di allora e dei lavoratori del giornale che lo stesso diventa essenziale ancor di più in un momento i cui venti leghisti soffiano forti sulla Calabria, ancora una volta abbandonata a sé stessa.

E Napolitano, intanto, arriva alla conclusione che i ragazzi che lavorano nel giornale devono diventare loro stessi editori e li coinvolge in un progetto per cui “il suo” giornale diventa “il loro” giornale.  I giornalisti e i grafici si assumono la responsabilità del giornale diventandone direttamente editori, attraverso la costituzione di una cooperativa giornalistica. Fondono informazione e impresa, lavoro e autonomia editoriale.

Operare a Crotone non è mai stato semplice. È un territorio segnato da fragilità economiche, problemi infrastrutturali, tensioni sociali e una lunga esposizione al racconto emergenziale. Proprio per questo il giornalismo locale assume qui un valore ulteriore: non solo informare, ma tenere insieme la comunità, esercitare controllo democratico, dare continuità alla memoria collettiva.

E poi arriva l’altra crisi, quella dell’editoria, di un’informazione che tende alla concentrazione e al condizionamento da parte dei gruppi di potere, locali e nazionali. E ancora una volta i giornalisti e i dipendenti de Il Crotonese potrebbero gettare la spugna, lo stipendio si trasforma da un diritto in un’eventualità, subordinata a molti fattori. Scompaiono le edicole, la distribuzione diventa difficilissima, per norme astruse e oggettive condizioni di mercato.

Ma i ragazzi de “Il Crotonese” non mollano. Resistono anche con l’avvento del digitale, investendo nel nuovo modello e sopportando i costi dell’aggiornamento tecnologico e personale; tutto questo nonostante i ricavi vanno alle grandi piattaforme, ma se non si toccano i grandi gruppi editoriali, queste cose poco interessano.

Ma loro ci credono e con ulteriori sacrifici vanno aventi e qualche giorno fa hanno anche organizzato un evento, in occasione dei 45 anni dalla fondazione del giornale da parte di Napolitano dal titolo “Notizie, comunità e futuro”. Una cosa è certa: senza padrini e padrini, giù a Crotone c’è un gruppo che continua a lottare per dare a un territorio lasciato a sé stesso notizie, comunità e futuro. A dimostrazione che ci sta chi, senza appoggio dei sindacati e della politica, anzi nella totale indifferenza, non desiste dalla lotta.

E visto che i giornali, quelli veri sono fatti dalle persone, facciamo l’appello per i nomi di chi c’è stato e chi c’è, qualcuno sarà sfuggito, non me ne voglia. Nessuna qualifica perché per resistere per 45 anni e affrontare la crisi della città e del settore ha valso lo spirito di gruppo.

Domenico Napolitano, Angela De Lorenzo, Cosimo Damiano Lacaria, Ivana Parretta, Pietro Rocco, Giuseppe Pipita, Fabio Fiore, Emilio Genovese, Francesco Pedace, Giovanni Loria, Domenico Policastrese, Guerino Merigliano, Antonio Cerminara, Anna Shana Riga, Danila Esposito, Luca Ranieri, Sara Grilletta.

Enzo Ghionni

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