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I TAGLI AI FONDI DELL’EDITORIA SONO UN CONFLITTO DI INTERESSI. DEVE INTERVENIRE L’ANTITRUST

Il decreto Tremonti viola cinque articoli della Costituzione e perfino la blanda legge sul conflitto di interessi approvata proprio da Berlusconi. E’ la tesi sostenuta dal giurista Gianni Ferrara che spiega: “Quando Berlusconi ha approvato i tagli ai fondi pubblici ai giornali no profit lo ha fatto a vantaggio di un gruppo privato che la sua famiglia controlla come Mondadori. Mi domando – continua Ferrara – cosa aspetti ad intervenire l’Autorità Antitrust”. Secondo la legge Frattini, in caso di conflitto di interessi, i parlamentari dovrebbero astenersi dal discutere o proporre una norma che “ha un’incidenza specifica o preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti, entro il secondo grado ovvero delle imprese o società da essi controllate a danno dell’interesse pubblico”. Il decreto Tremonti, infatti, ha lasciato intatti i “contributi indiretti” a grandi gruppi come Mondadori mentre ha tagliato pesantemente i contributi che sostengono i quotidiani no profit. Si tratta, secondo Ferrara, di una chiara violazione della legge e l’Autorità Antitrust non può non intervenire.
Ma non è tutto. Il decreto Tremonti violerebbe anche cinque articoli della Costituzione. Ad affermarlo è il presidente dei costituzionalisti italiani, Alessandro Pace. Secondo quest’ultimo gli articoli ad essere violati sono il 3 (uguaglianza dei cittadini), il 21 (libertà di stampa dagli atti del governo), il 41 (utilità sociale dell’iniziativa privata), il 45 (tutela delle cooperative) e l’81 (approvazione della legge di bilancio). È dunque probabile che la materia, prima o poi, approdi alla Consulta. Ma per evitare che ciò avvenga quando sia già troppo tardi per le tante testate a rischio di chiusura, è stata proposta una manifestazione nazionale contro i tagli all’editoria e per la libertà di informazione.
“Tremonti ha sfruttato l’effetto Grillo contro i giornali veri, indipendenti, a volte scomodi. Mentre dal 2010, grazie alla Gasparri, Berlusconi potrà avere un suo giornale anche comprendo quelli che ci sono”. Lo ha affermato Roberto Natale, segretario della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, aggiungendo che “è grave che quasi tutti i quotidiani siano controllati o dalle banche o da gruppi industriali, specialmente edili e della sanità privata”.
Fabiana Cammarano

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