La vicenda della grazia concessa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Nicole Minetti ha ricordato a molti alcune scene del film “La Grazia” di Sorrentino. In realtà, se si vuole trovare un riferimento cinematografico più adatto, meglio pensare ad un cinepanettone, con la regia dei Vanzina e Boldi e De Sica interpreti. Perché? Ricostruiamo i fatti.
Nicole Minetti chiede la grazia al Presidente della Repubblica. Le ragioni sono due: la prima riguarda il profilo personale, cioè un nuovo percorso di vita diverso da quello che ha determinato la condanna; la seconda è di carattere familiare e riguarda la necessità di assistere il figlio adottivo, gravemente malato e curato all’estero.
Il Presidente della Repubblica, acquisiti i pareri della Procura generale e del suo staff, ha deciso di concedere la grazia. Con un atto di clemenza, ma soprattutto di coraggio, attesa la visibilità dell’ex igienista dentale.
E, infatti, dopo pochi giorni parte l’attacco del Fatto Quotidiano, secondo cui tutti quelli che hanno avuto a che fare, a qualsiasi titolo, con Berlusconi debbano essere giustiziati, garrotati, decapitati, nessuna clemenza, nessuna pietà, altro che grazia.
I problemi posti da Travaglio sono due: il primo etico, il secondo giuridico. Partiamo dal primo: la Minetti non ha scontato un solo giorno di condanna che prevede, tra l’altro, i servizi sociali e non la galera. Secondo questa impostazione, la grazia non sarebbe giusta perché, se uno ha una condanna, una parte della pena la deve scontare; altrimenti cosa si celebra a fare un processo penale se al momento della condanna arriva la grazia?
Questo, come detto, è un profilo etico e non giuridico quindi l’unica cosa che si può aggiungere è che la grazia la decide il Presidente della Repubblica, che la motiva. E che nelle motivazioni c’era scritto che la libertà è condizione essenziale per assistere il bambino nelle cure negli Stati Uniti. Su questo argomento ognuno si può fare la propria convinzione e opinione, non sono fatti, ma prospettive diverse dalle quali inquadrare gli stessi.
Passiamo al profilo giuridico. Su questo punto Il Fatto picchia duro, durissimo, con il metodo giornalistico che lo caratterizza: sommare indizi crea prove.
E allora l’adozione viene raccontata come un’azione di commandi di narcos nella giungla boliviana, con violenza che manco Gomorra, la malattia del bambino come una sorta di pretesto inventato da non si sa chi e la nuova vita della Minetti come un remake hard di Gola profonda.
Come al solito viene tirato fuori anche Epstein; tra non molto la mela ad Adamo la porse lui.
Il Presidente della Repubblica vede un problema di immagine e chiede alla Procura di Milano di approfondire; e la Procura approfondisce. Sembra che le accuse del giornale di Travaglio non abbiano trovato riscontri significativi, ma ormai il pasticcio è fatto. In un Paese in cui la situazione delle carceri è una mortificazione della Carta costituzionale, il problema diventa la grazia alla signora Minetti.
Chiaramente nel balletto delle responsabilità era stato messo in mezzo anche Nordio. L’accusa, paradossale, era quella di aver trasmesso un’informativa poco corretta al Quirinale.
A questo punto entra in campo il terzo incomodo, Sigfrido Ranucci, che durante una puntata di Cartabianca dice che, secondo alcune fonti non verificate, il Ministro della giustizia avrebbe partecipato ad un party nella villa di Cipriani, il compagno della Minetti.
Peccato che la fonte fosse del tutto priva di riscontri verificabili.
Un’affermazione equivalente a dire che, secondo alcune fonti non verificate, il Presidente degli Stati Uniti d’America avrebbe deciso di candidarsi al Nobel per la pace. No, purtroppo, questa è vera; anzi, secondo fonti documentate c’è chi sostiene anche in Italia che sia una candidatura da accogliere.
Ma torniamo al nostro cinepanettone. Ranucci si rende conto di aver detto una cosa giornalisticamente inaccettabile e chiede scusa. Nordio ne prende atto ma poi che fa? Non querela Ranucci ma la trasmissione Cartabianca e Mediaset, il socio unico di uno dei partiti che sostiene il Governo di cui Nordio fa parte.
E così nasce un altro caos politico. I siparietti di Boldi e De Sica sulle navi da crociera, in confronto a questo, sono veramente bazzecole, quisquilie, pinzillacchere.
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