La Camera dei Deputati ha autorizzato la Commissione Cultura ad esaminare la Legge sull’equo compenso per i giornalisti autonomi delle testate finanziate con soldi pubblici. La notizia è molto positiva per decine di migliaia di giornalisti che collaborano da anni con i giornali ricevendo compensi miseri e al di fuori di ogni logica di dignità e decoro professionale, mentre rappresenta una “minaccia” per gli editori, che da sempre hanno evitato di applicare il Tariffario dell’Ordine.
L’attesa del varo della legge è enorme: sindacati e giornalisti sanno che questa norma potrebbe davvero cambiare il futuro di chi lavora nel mondo dell’informazione. In sostanza, la Legge obbliga gli editori a pagare dignitosamente i giornalisti, pena la non concessione dei contributi pubblici. I giornali nazionali hanno beneficiato per anni dei contributi per l’editoria: milioni e milioni di euro, ovvero “soldoni” che , però, stranamente, non sono mai finiti nelle tasche dei giornalisti freelance, importante spina dorsale del giornalismo italiano costretta a sobbarcarsi i rischi della professione ( querele comprese), senza mai ottenere un adeguato riconoscimento professionale.
Per decenni i giornalisti freelance hanno prodotto centinaia di articoli e servizi ricevendo compensi di pochi euro, ben distanti da quelli fissati dal Tariffario. Eppure, in tutta questa discussione, si ravvisa la solita, grande contraddizione all’italiana: il Tariffario abolito con la legge sulle Liberalizzazioni e la Legge che dovrebbe imporre il pagamento dell’equo compenso.
Questa contraddizione potrebbe portare gli editori a ricorrere contro questa norma? Naturalmente si spera che la Legge venga approvata presto, ma su quello che accadrà o sulla sua concreta applicazione, non siamo in grado di fare previsioni.
Si spera solo che stavolta, almeno stavolta, si possa ottenere una Legge che sia approvata, applicata e rispettata per davvero, e non solo sulla carta.
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