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Giornali on line: Iva al 4% come quelli cartacei

Nella Legge di Stabilità passa l’agevolazione fiscale per le testate on line equiparate a carta stampata e libri. Piena soddisfazione della Fieg

Meno di un anno fa tutta la Federazione italiana editori e giornali era scesa in campo, contro il Governo Renzi,  per protestare sulla mancata approvazione del provvedimento che doveva mettere la “parola fine” al trattamento discriminatorio tra giornali offline e quelli digitali.
Era il mese di dicembre del 2014  quando Maurizio Costa, presidente Fieg, dichiarò giusta la misura presa a favore degli e-book che, da un’imposta sul valore aggiunto del 22%, passavano ad una defiscalizzazione del 4% ma, nello stesso tempo, non capì perché tale beneficio non prevedesse l’estensione anche alle agenzie di stampa, periodici e giornali on line già penalizzati dalla mancanza di finanziamenti pubblici.
Dieci mesi fa, dunque, le istituzioni avevano perso un’opportunità che chissà quando,  e se mai, un giorno si fosse ripresentata lasciando molti editori con l’amaro in bocca.

Seguirono mesi di proteste vivaci durante i quali il presidente Costa, in più di un’occasione, fece la voce grossa con il Sottosegretario con delega all’editoria Luca Liotti esprimendo il disappunto di tutta la categoria che vide, ancora una volta, disattese le speranze di un cambiamento tanto auspicato con le parole, ma mai incoraggiato con un’adeguata politica di sostegno.
Una misura, quella dell’abbassamento dell’aliquota al 4%,  invocata da tempo e che secondo la Fieg, avrebbe salvaguardato la professionalità dei giornalisti e l’affidabilità della testata, ma non solo. I primi beneficiari di una misura in tal senso, sarebbero stati gli stessi utilizzatori-lettori  che avrebbero risparmiato sull’abbonamento digitale e sull’acquisto dei singoli contenuti.

Oggi sembra che finalmente il Governo abbia preso atto dei profondi cambiamenti legati alla fruizione dei prodotti editoriali, informazione in testa, approvando il provvedimento, contenuto nella legge di Stabilità, che annulla le differenze in materia fiscale tra giornale cartaceo e versione digitale.
Come era prevedibile, la notizia è stata accolta favorevolmente da Maurizio Costa fortemente convinto che Liotti abbia agito soprattutto a favore degli utenti e, in particolar modo, degli under 30 che, con la tassazione ridotta, possono sentirsi incentivati alla lettura (ricordiamo che in questo senso i giovani italiani sono fanalino di coda nell’UE), senza per questo disconoscere che la misura avvantaggia i piccoli e medi editori che, in questo periodo, stanno attraversando la delicata fase di passaggio al digitale.

Dopo i ringraziamenti per il lavoro svolto dal Sottosegretario, adesso si attende il testo definitivo della Legge in modo che si passi all’applicazione della stessa in tempi brevi.
Plauso sì, ma questo non significa che il Governo possa dormire sugli allori. Un altro tema scottante sul quale il Presidente è già intervenuto con un certo piglio è un provvedimento di legge che costringerebbe Google a versare le tasse anche in Italia, in base ai ricavi generati.
Il gigante californiano potrebbe seguire l’esempio dell’altro colosso a stelle e strisce, Amazon e, sempre secondo Costa, trattandosi di cifre astronomiche, si potrebbero finanziare la diffusione della banda larga e del wi-fi recuperando il gap che allontana l’Italia da molti Stati membri dell’UE, come Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

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