Germano (LoStrillone.tv): “Investimenti culturali per battere violenza e fake news”

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Il mondo dell’informazione vive un’intensa fase di trasformazione di cui è protagonista principale il web. Un fenomeno, questo, che coinvolge tutti i “colori” e i settori della comunicazione e della stampa. Di queste dinamiche, dell’evoluzione continua del pianeta dell’informazione, Editoria.tv ha parlato con Catello Germano, giornalista e direttore de LoStrillone.tv, una delle piattaforme d’informazione locale più seguite e accreditate nell’intera area vesuviana.

 

Perchè un giornale digitale prende il nome dalla più tradizionale modalità di diffusione del giornale cartaceo?

Lo Strillone nasce nel 1994, a Torre Annunziata in una fase molto delicata della storia della città. Si usciva dal periodo di commissariamento per infiltrazioni camorristiche, si veniva dal periodo della cosiddetta “tangentopoli oplontina” in cui furono invischiati colletti bianchi, imprenditori, politici. In quella stagione di rinnovamento politico, sociale e culturale nacque lo Strillone che voleva essere la voce della città “senza raucedine”, che voleva essere un urlo allo stesso tempo libero e liberatorio, forte, contro il malaffare sul territorio. Il giornale fu fondato da mio padre, Filippo Germano, come organo dell’associazione culturale Esseoesse.  Da allora, e tanti anni sono passati, portiamo avanti quella missione di raccontare un territorio difficile e bellissimo. Da gennaio del 2009 lo Strillone sbarca sul web e siamo prossimi al decimo “compleanno” digitale.

I luoghi comuni del mondo della comunicazione: è vero che la “carta” è ormai obsoleta?

Non credo che la carta sia obsoleta e la storia dei mezzi di comunicazione ce lo dimostra: negli anni, infatti, nessun media è riuscito a sostituirne completamente un altro. Pensiamo alla radio: si credeva finita con la televisione e invece vive oggi una stagione nuova. Sicuramente il web è più rapido mentre per l’informazione cartacea la strada è quella della qualità, dell’approfondimento. Questa è una tendenza che già diverse testate cartacee prestigiose, come Repubblica ad esempio, stanno adottando con successo.

Secondo luogo comune: è vero che la velocità, punto di forza dell’informazione sul web, si paga con la perdita di qualità?

C’è il pericolo che i siti web “corrano” e che la necessità di “stare sul pezzo” e la frenesia di battere la concorrenza sul tempo può portare a errori e alla perdita di qualità. Contestualmente, però, l’informazione su internet ha profondamente cambiato alcuni concetti che fino a qualche tempo fa risultavano centrali nella valutazione del lavoro giornalistico. Su tutti quello del “buco”. Si può bucare una notizia ma si può recuperare e, magari, utilizzare un po’ di tempo in più per approfondire il fatto offrendo al lettore un servizio migliore. A questo punto di “buco” non si può più parlare…

Tra giornalisti minacciati e il pericolo delle fake news. Cosa fare per combattere questi fenomeni?

Ci vuole una grande operazione culturale che coinvolga tutti i settori: deve esserci un investimento massiccio già a partire dalla scuola per colmare le sacche di ignoranza digitale che portano tante persone a credere e condividere notizie palesemente fasulle come vere.

(g.v.)

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