È da circa sette anni che si consuma il conflitto tra le due barricate, a colpi di denunce degli editori contro Google: all’Antitrust (com’è accaduto in Italia) o in tribunale (Belgio, Francia). Ma mai prima d’ora una legge si era fatta strada. Da una parte, gli editori che sostengono di perdere traffico sui propri giornali online (dal momento che molti lettori preferiscono leggere titolo e poche righe di notizia su Google News senza cliccare per leggere l’intero articolo). Dall’altra, Google afferma di essere soprattutto portatore di traffico verso quei siti; gli danno man forte le associazioni per i diritti di Internet e, in Germania, i partiti di Sinistra, in nome della libertà dell’informazione.
«La legge tedesca in realtà copre un aspetto che da noi è già nomato: per le rassegne stampa fatte a scopo di lucro – e quindi in teoria anche Google News – in Italia bisogna pagare il copyright agli editori», spiega Fulvio Sarzana, avvocato tra i massimi esperti di diritto di intemet. «Google però disattende questa norma. Ha il coltello dalla parte del manico: se gli editori lo denunciano per violazione del copyright, Google può togliere i loro siti dal proprio motore di ricerca. Significa farne colare a picco il traffico: una cosa simile è successo agli editori in Belgio», aggiunge. In Italia editori e Google hanno raggiunto un accordo, sui tavoli dell’Antitrust: viene concesso loro di decidere, in qualche misura, gli articoli da far comparire su Google News.
Luana Lo Masto
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