Editoria

Gedi, ora spunta la terza offerta da 240 milioni di euro

Tra Elkann e i greci, per Gedi, spunta la terza offerta. Già, la terza dopo quella, rigettata, di Leonardo Maria Del Vecchio. Si tratterebbe di un’offerta da 240 milioni di euro messi sul piatto da Iervolino. No, non Danilo che aveva già “liberato” gli Elkann dal fardello del settimanale L’Espresso. Cedendolo, a sua volta, all’imprenditore dell’energia Donato Ammaturo. Si tratterebbe di Andrea Iervolino, imprenditore italo-canadese, che aveva messo sul piatto un’offerta ricchissima. Che potrebbe pure restare in piedi nel caso in cui la trattativa tra Gedi e Antenna dovesse tramontare.

Non ci sono, ovviamente, ufficialità. Tutto è estremamente riservato. E si va avanti tra spifferi, indiscrezioni e colpi di scena. Iervolino avrebbe pronti i 240 milioni per cui acquisterebbe tutto. Da Repubblica alle radio, senza scorporare nulla. Una condizione, questa, che è stata confermata dal comitato di redazione de La Stampa. Secondo quanto riportato dai giornalisti nell’audizione tenutasi ieri alla Camera dei Deputati, Gedi era in trattative con un altro soggetto. “La settimana scorsa Gedi ci ha confermato che è in corso la ricerca di un soggetto terzo, perché sin dall’inizio, i greci non ci consideravano nel loro perimetro”. I dubbi però si affastellano: “Ci ha ripensato o è semplicemente un modo per accelerare, chiudere, e andare avanti? Questo dù l’idea del modo di procedere della nostra proprietà, della confusione, non solo della poca trasparenza che contraddistingue questa operazione”.

L’eventuale terza offerta su Gedi, stando a quanto riportano i media, sarebbe superiore di una decina di milioni rispetto a quella di Antenna. Che, però, offre garanzie più solide. Ma i greci avrebbero poca voglia di accollarsi pure gli altri asset superstiti dell’ex gruppo editoriale L’Espresso. C’è chi ritiene che si tratti ora sulla base di 50 milioni e per la cessione solo di Repubblica. Tutto rimane fumoso e nebuloso: il futuro di uno dei giornali più importanti d’Italia, e del gruppo editoriale che lo edita, appeso a un filo. E senza alcuna ufficialità, almeno per ora.

Luca Esposito

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