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FREQUENZE LTE. PRIMI PROBLEMI DI INTERFERENZE. OCCORRE UN FILTRO PER FARLE FUNZIONARE

A partire dal 2015, la porzione della banda UHF com¬presa tra 790 e 862 MHz, oggi utilizzata per il broadcasting televisivo terrestre, sarà assegnata a servizi di telefonia mobile a standard LTE. La coesistenza di segnali DVB-T/T2 e segnali LTE in bande contigue potrebbe però comportare problemi alla ricezione dei segnali televisivi in zone in prossimità delle Base Station LTE, a causa di una eccessiva potenza interferente che rientra nella banda passante dei dispositivi domestici esistenti. In particolare, que¬sto articolo analizza il caso degli impianti centra¬lizzati d’antenna, in cui i segnali LTE potrebbero causare l’intermodulazione dell’amplificatore di testa, con conseguenti disturbi su tutti i canali TV. Simulazioni e misure sperimentali hanno con¬fermato questo rischio: si è infatti stimato che, in assenza di tecniche di mitigazione, in condizioni sfavorevoli gli impianti riceventi potrebbero essere affetti da disturbi fino ad una distanza di oltre 1 km dalla Base Station. In questi casi sarà pertanto ne¬cessario attuare di volta in volta opportune tecniche di mitigazione sia da parte degli operatori (riduzione del segnale LTE in aree specifiche, cross-polarizzazio¬ne, ecc.) sia da parte degli utenti finali (aggiunta di filtri, utilizzo di centralini canalizzati, spostamento di antenne, ecc.).

È quindi importante studiare a fondo le proble¬matiche che potrebbero sorgere nella ricezione televisiva domestica e individuare possibili tecniche di mitigazione. In quest’ottica sono stati avviati numerosi studi a livello internazionale: tra questi ricordiamo i lavori ad opera del CEPT , dell’EBU, di ITU e del Consorzio DVB.

Le simulazioni al calcolatore e le misure di laborato¬rio hanno permesso di analizzare il comportamento degli amplificatori a larga banda degli impianti centralizzati d’antenna in presenza di segnali LTE.

Simulazioni e misure, effettuate in condizioni reali¬stiche e non eccessivamente pessimistiche, hanno concordemente mostrato che, in alcune situazioni, l’impatto dei segnali LTE sull’intermodulazione de¬gli amplificatori potrebbe essere serio, a conferma dei risultati pubblicati in ambito internazionale. Gli effetti più evidenti si hanno sui canali adiacenti (in particolare sul canale 60), ma tutti i canali nella ban¬da UHF possono essere degradati fino alla mancanza di ricezione. È infatti opportuno che il livello del segnale LTE interferente sia ridotto ad un valore non superiore a circa 15÷20 dB rispetto ai segnali DTT.

Si può stimare che, in assenza di filtraggio preven¬tivo o di altre tecniche di mitigazione, in condizioni sfavorevoli gli impianti potrebbero essere affetti da disturbi fino ad una distanza di oltre 1 km dalla BTS.
Un filtraggio di base del segnale d’ingresso al centralino può aiutare a ridurre gli effetti dell’inter-modulazione, ma per essere efficace è necessario l’utilizzo di filtri ad elevata selettività, abbastanza costosi, mentre l’impiego dei semplici filtri “in-line” a basso costo in alcuni casi potrebbero fornire risultati insoddidsfaceenti. Nei casi in cui il filtraggio non fosse sufficiente, saranno necessarie ulteriori con¬tromisure sull’impianto, da valutare caso per caso (spostamento delle antenne riceventi, utilizzo di centralini canalizzati, ecc.). Si può presumere infine che i componenti di futura progettazione (antenne, amplificatori, miscelatori, ecc.) avranno già banda limitata a 790 MHz, agevolando le altre tecniche di mitigazione almeno sui nuovi impianti.

È poi auspicabile che opportuni vincoli siano fissati per l’operatore LTE, in modo da limitare in determi¬nate aree l’entità del segnale interferente ricevuto in antenna: a tale proposito si possono adottare tecniche quali cross-polarizzazione, limitazione della massima EIRP, ecc.
In ogni caso, la convivenza di servizi broadcast e 4G nella banda UHF richiederà una adeguata colla-borazione tra tutti gli operatori coinvolti, in modo da evitare di far ricadere i relativi costi interamente sull’utente finale.

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