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Francia. Pronto il ddl per distinguere la pubblicità dagli articoli redazionali

Dovrà intervenire il legislatore, in Francia, per distinguere tra la pubblicità e gli articoli di informazione. Infatti, complice anche l’atteggiamento salutistico di Hollande e della sua maggioranza, e con il supporto di un rapporto interministeriale sui danni dell’abuso di alcol, senza distinzione alcuna tra vino e superlacolici, si vorrebbe vietare la possibilità di pubblicizzare tutti gli alcolici su cartelloni nella rete stradale o nei luoghi pubblici. Secondo il rapporto tali cartelloni sarebbero un forte incoraggiamento all’alcolismo. Dunque i turisti a spasso per la Francia potrebbero trovarsi senza più indicazioni promozionali e pubblicitarie riguardo a uno dei suoi prodotti principe e cardine: il vino. Il problema, che sta investendo anche il mondo dell’editoria, è che questa nuova legge potrebbe dare nuovo vigore alle interpretazioni più restrittive anche per quanto riguarda gli articoli su carta stampata e internet, oltre che servizi in televisione. Già nel 2007 due casi che fecero scalpore e molto discutere con due autori condannati per aver scritto pezzi, corredati di foto, che, secondo i giudici, incitavano al consumo di alcolici.

Dove comincia l’informazione e finisce la promozione?

Un quesito che si è posto anche il senatore francese Roland Courteau, esperto viticolo e rappresentante di questa potente lobby nelle stanze parlamentari, che, evidentemente data per persa la possibilità di bloccare la legge anti-pubblicità, vuole che sia, al contempo, portata avanti un’analoga normativa tesa a non “confondere gli avvisi commerciali con gli articoli redazionali”. Oggi ogni promozione vinicola è teoricamente assoggettabile alle prescrizioni legislative francesi in tema di salute pubblica, fra cui quella di indicare i rischi dell’alcol. Una difesa, quella di Roland Courteau, più della diffusa e ricca editoria vinicola francese piuttosto che del settore tout court. Attaccandosi alla libertà di informazione e di pensiero, contro ogni censura, il senatore ha quindi proposto di “distinguere la pubblicità commerciale, ideata e pagata da un inserzionista, dalla pubblicità redazionale, che è informazione oggettiva di un giornalista indipendente”.

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