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FNSI SUI TAGLI ALL’EDITORIA: «SERVONO SCELTE STRATEGICHE PER SALVAGUARDARE L’INFORMAZIONE»

La Federazione nazionale della stampa così si esprime dopo l’incontro con Elisa Grande capo del Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio, chiarendo in una nota la posizione del settore nei confronti dei tagli dell’ordine del 30-50% dei 194milioni stanziati e previsti nel 2012.
«Se ai tavoli tecnici per la riforma del sistema dei finanziamenti all’editoria si riproporranno gli orientamenti emersi durante l’audizione, sarà impossibile giustificare la partecipazione a un tavolo di concertazione» ribadisce la Fnsi, mentre fa sapere in una nota “La legge dell’editoria ha un senso se si recupera il valore originario dell’intervento pubblico, finalizzato non alle leggi del mercato, genericamente inteso, ma al sostegno del pluralismo e dell’occupazione professionale. E tuttavia, anche sul terreno del mercato dell’industria dell’informazione servono risorse, idee e progetti strategici. Innovazione, trasformazione multimediale, formazione, occupazione professionale, consistenza di rapporto con il pubblico, distribuzione delle testate, sono direttrici indispensabili per una politica industriale che riguardi il settore dei media”. E sulla riduzione dei fondi si esprime così: “L’idea che si debba prendere atto di una riduzione, dal prossimo anno, a cinquanta milioni di euro circa dei fondi pubblici e da qui si debba disegnare un nuovo regolamento per circoscrivere l’area dei beneficiari è sbagliata e delittuosa perché uccide in maniera fulminante decine di testate senza metterle prima alla prova con un sistema necessariamente nuovo di regole”.
Ancora più netto è il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico che in un’intervista al Sole24ore di ieri ha dichiarato: «Va cambiato il sistema attuale. I contributi diretti devono diventare uno strumento di politica industriale dato con finalità oggettive, per incentivare l’innovazione e l’occupazione». Per il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali si dovrebbe ripartire «dal credito agevolato con i contributi in conto interessi», dal momento che tale strumento a partire dal 2003 non è più finanziato.

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