Oggi, un giudice può disporre l’assunzione, a tempo indeterminato, del lavoratore assunto più volte a termine, magari dopo anni di precariato e lavoro nero, per svolgere compiti tipici di una prestazione stabile. L’emendamento votato dalla Camera, al testo della manovra economica, cancella tale possibilità riconosciuta al giudice. Conseguenza di ciò è che, “assieme a milioni di altri lavoratori italiani, anche i precari dell’informazione subirebbero un duro colpo”. Lo afferma la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in una nota diffusa oggi. “Numerosissimi colleghe e colleghi, taluni già costretti al contenzioso giudiziario, vedrebbero annullate le loro speranze di una sistemazione finalmente stabile. Una norma del genere avrebbe il devastante effetto di incoraggiare ulteriormente certi editori a percorrere la strada della precarizzazione estrema della professione: una strada nella quale c’è non solo lo sfruttamento economico, ma anche l’indebolimento della qualità professionale, perchè non può esserci autonomia dove i giornalisti siano costretti al ricatto di un’informazione compiacente pur di vedere rinnovato il proprio contratto. Una società moderna, efficiente e competitiva – continua la nota – richiede al lavoro una disponibilità alla flessibilità. Ma il legislatore, qualora confermasse la norma inserita nel maxi-emendamento, non aggiungerebbe flessibilità bensì precarietà, rendendo difficile o inutile la concertazione e la negoziazione per la reale modernizzazione di cui anche il mercato del lavoro ha bisogno”.
Fabiana Cammarano
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