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FIEG, LIBERTÀ STAMPA VERO RATING DI OGNI DEMOCRAZIA

”Il grado di libertà di stampa è il vero rating di una democrazia. Esso è, non a caso, considerato come diritto essenziale in tutte le carte dei diritti fondamentali dell’uomo. Il rating democratico condiziona il benessere sociale ed economico di un popolo. L’investimento in un paese senza libertà di stampa è considerato oggettivamente più a rischio per assenza di trasparenza”. Lo ha dichiarato il Presidente della FIEG, Carlo Malinconico, in occasione dell’incontro con i rappresentanti dell’International Press Institute sullo stato della libertà di informazione in Italia.
Gli editori italiani ”non riscontrano in Italia un problema di limiti all’informazione, almeno non nella carta stampata. Il mercato editoriale italiano – ha aggiunto Malinconico – è caratterizzato da una pluralità di mezzi diffusivi, come testimoniato dalla esistenza di circa 3000-3500 testate diverse tra quotidiani e periodici”. Ma la FIEG ha ravvisato ”un rischio di compromissione della libertà di stampa nei limiti alla libertà di cronaca contenuti nel recente disegno di legge in materia di intercettazioni ed a tale rischio si è opposta, insistendo – tra l’altro – perché non si introducesse la responsabilità diretta dell’editore”. Ciò nonostante, l’Italia è al quarantanovesimo posto nella classifica della libertà di stampa 2010 pubblicata poche settimane fa da Reporters sans Frontieres.
”La ragione di una tale collocazione è da ravvisarsi – secondo la FIEG – oltre a casi, per fortuna isolati, di perquisizioni nelle redazioni e di suggerimenti a non comprare i giornali, in un’anomalia tutta italiana del mercato delle comunicazioni, e in particolare di quello televisivo, caratterizzato da una concentrazione di risorse economiche e pubblicitarie in capo ai due maggiori broadcaster, senza eguali in Europa. Tale circostanza rafforza e cronicizza il sostanziale squilibrio che caratterizza il mercato pubblicitario. Mentre, infatti, nella generalità dei Paesi europei la stampa continua ad essere il principale mezzo di veicolazione dei messaggi pubblicitari – Gran Bretagna (39,4%), Francia (39,3%), Germania (42,6%) – in Italia è la televisione ad avere questo primato, con una quota di mercato che sfiora il 60%.
Su questo terreno – ha concluso Malinconico – si impongono interventi volti a riequilibrare il mercato. In un settore nevralgico come quello dell’informazione, non c’è niente di più rilevante della pubblicità: essa è una risorsa fondamentale per tutti i mass media, tradizionali ed elettronici. Dalla sua equa distribuzione fra i vari mezzi, dunque, dipende direttamente il livello di pluralismo e di libera concorrenza nell’intero sistema”.

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