Gli editori chiedono al governo di non tassare il digitale. Fieg e Confindustria Radio Tv scrivono al ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti domandando di prendere in considerazione il fatto che, aggravando i costi del digitale, si rischia di non rendere un buon servigio alle imprese del Paese. Anche quelle editoriali.
Francesco Angelo Siddi, presidente di Confindustria Radio Televisioni, insieme ad Andrea Riffeser Monti, presidente della federazione italiana degli editori di giornali, hanno indirizzato una lettera al Mef. In cui hanno scritto: “Le notizie di stampa di questi giorni in merito ad un possibile incremento dell’aliquota relativa all’Imposta sui servizi digitali, destano forti preoccupazioni in considerazione dell’impatto che tale aumento potrebbe avere sui bilanci delle imprese nazionali”.
Siddi e Riffeser Monti hanno spiegato: “Va segnalato che l’imposta non ha eliminato la disparità di trattamento né azzerato lo svantaggio competitivo delle imprese nazionali nei confronti dei soggetti globali operanti nel web”. Secondo l’analisi di Fieg e Confindustria Radio Tv “dato che la legge individua i soggetti passivi dell’imposta tra quelli esercenti attività d’impresa, singola o di gruppo, che realizzano congiuntamente: un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni di euro e un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati nel territorio dello stato non inferiore a euro 5,5 milioni di euro”. Pertanto, secondo Fieg e Confindustria Radio Tv: “Serve un intervento correttivo”.
In mancanza di un intervento correttivo, affermano Riffeser Monti e Siddi: “Continueranno a essere penalizzate le imprese nazionali che, singolarmente o a livello di gruppo, realizzano ricavi superiori a tale soglia ma derivanti non solo da servizi digitali”.
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