Sembra incredibile, ma un rapper sta imponendo alla politica i tempi e le modalità di riforma della Rai.
La vicenda è stata gestita, oggettivamente, in maniera pessima dalla dirigenza della televisione pubblica che ha dimostrato limiti culturali di eccezionale gravità. Ma d’altronde i dirigenti delle grandi aziende di Stato vengono nominati dalla politica e se la stessa politica abdica dal suo ruolo, contestando la funzione dei partiti, il corto circuito è perfetto.
Le aziende pubbliche, come la Rai, sono dello Stato che ne è azionista; e che nella qualità di socio è tenuto a nominare i vertici delle società e a dettare le linee strategiche. La Rai è un’azienda pubblica ed è quindi del tutto normale che la dirigenza venga nominata dai partiti politici. Che non si appropriano di qualcosa che non è loro, ma, invece, esercitano la funzione che è attribuita dalla Costituzione ai parlamentari per questa ragione eletti dai cittadini.
La riforma della Rai deve puntare a migliorare la qualità culturale del prodotto, il pluralismo, rendere attuale il servizio pubblico. Non deve soddisfare le richieste di un influencer che riesce a tenere in scacco l’intero arco costituzionale, terrorizzato dal timore di perdere qualche like. La politica non può fare la politica se si vergogna di sé stessa.
Torna la tensione all’agenzia Askanews. Un giornalista sarebbe stato licenziato a causa delle rimostranze di…
Il 3 ottobre 2024 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale…
L'informazione sta entrando in uno degli spazi più difficili da osservare e controllare: le conversazioni…
La lettera non basta a ricomporre la frattura: pure il Sugc, il sindacato unitario dei…
Sigfrido Ranucci ha scelto: andrà a Rainews. E lo ha annunciato in un post pubblicato…
L’Ordine dei Giornalisti lancia una campagna contro le querele bavaglio, le intimidazioni e gli attacchi…