L’editoria è un settore già in forte difficoltà, risente degli effetti della crisi; e il governo che fa? Risponde con tagli e creando l’impossibilità di rivolgersi al sistema creditizio, mettendo in crisi il futuro di decine di testate e di oltre 4000 lavoratori, tra giornalisti e poligrafici. In Parlamento esiste una maggioranza favorevole a risolvere il problema ma il governo si oppone e ricorre alla fiducia.
La priorità di questi giorni è l’editoria, ma è giusto ricordare la tastiera vasta su cui il governo si va muovendo: decreto sulle tv, internet, pubblicità, produzione culturale, distribuzione e, sullo sfondo, norme sulle intercettazioni, il futuro di Telecom e la prossima fine della norma che prevede l’impossibilità per gli editori televisivi di comprare giornali. A questo stato di cose occorre reagire con la necessaria determinazione.
La nostra iniziativa non può essere relegata al ruolo di limitazione del danno, cosa pur utile e necessaria, ma deve avere l’ambizione di un progetto alternativo. Deve essere un nostro impegno il contribuire a proporre una piattaforma di contenuti e un concreto programma di iniziative a suo sostegno che tutti, ognuno mettendo da parte qualche particolarismo, dobbiamo impegnarci ad avanzare in tempi rapidissimi. Tutte le azioni proposte devono essere sostenute: appelli alle più alte istituzioni della Repubblica, raccolte di firme fra i parlamentari, pagine coordinate di denuncia fra le testate, verifiche legali e, come sempre, le iniziative di mobilitazione, a partire dalla definizione di una prima giornata di lotta, e se necessario anche di sciopero.
(Da Il Manifesto)
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