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Gli inviati Report fanno muro attorno a Ranucci: “Nessun conduttore esterno”

Nessuno tocchi Sigfrido Ranucci. Gli inviati di Report fanno muro: nessun conduttore né capoautore esterno dovrà arrivare alla guida del programma di Raitre. È un documento che, ieri, ha rinnovato il dibattito sul futuro del giornalista e della trasmissione di inchiesta della terza rete. Le opinioni e soprattutto le richieste degli inviati, già tirati in ballo dall’inchiesta sugli emolumenti pubblicati da Il Tempo, sono nette e non ammettono repliche né trattative. “È ormai evidente come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico”. Ma non basta. “Lo si evince – si legge nel documento – dalla violenza con cui, prendendo a pretesto l’indagine giudiziaria sull’attentato, alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza abbiano preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, con il chiaro intento di delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico”.

La nota degli inviati di Report prosegue tirando in ballo direttamente i dirigenti di viale Mazzini. “Ci auguriamo perciò che la Rai intenda tutelare uno dei suoi marchi più prestigiosi non solo dal punto di vista della qualità ma anche degli ascolti e che voglia continuare a garantire l’autonomia che in tutte le democrazie europee viene attribuita a simili trasmissioni di giornalismo investigativo”. Niente totonomi, niente trattative, nessuna possibilità di un cambio alla guida della trasmissione: “Per questa ragione – proseguono i giornalisti di Report – alla luce della ridda di nomi circolati nelle ultime settimane, esprimiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report. All’interno della redazione ci sono infatti già le professionalità necessarie, che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina del programma. Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma”.

Luca Esposito

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