Facebook contro Yahoo, secondo round nella guerra a suon di brevetti.
Tutto è iniziato circa un mese fa a partire dalle accuse mosse da Yahoo contro l’azienda di Zuckerberg per presunte violazioni sulla proprietà intellettuale.
Oggetto della violazione sarebbe l’intero paradigma sul quale il noto social network è costruito, reo di essere basato su alcune tecnologie brevettate da Yahoo in materia di social network.
Dieci sono i brevetti incriminati, legati alle applicazioni di advertising, personalizzazione dei siti, social networking e scambio di messaggi.
Dopo il fallimento della strada della conciliazione, è arrivata la denuncia formalizzata davanti alla corte federale di San Jose, in California.
Le parti della difesa di Yahoo chiedono un risarcimento economico di una cifra pari ad almeno tre volte i danni subiti dal cliente e il blocco dell’utilizzo delle tecnologie in questione.
Dietro la querelle ci sarebbe il nuovo CEO di Yahoo, Scott Thompson il quale con buona evidenza per far fronte alle difficoltà economiche del portale (è di queste ore l’annuncio del taglio di 2.000 dipendenti) , si appiglia alla rivendicazione del diritto di proprietà intellettuale.
Dopo la prima reazione di delusione nei confronti del partner commerciale da parte dell’azienda di Menlo Park, non è tardata ad arrivare la reazione.
Facebook replica all’accusa di Yahoo di violazione dei brevetti con un’altra medesima accusa: quella di utilizzo illecito di applicazioni di proprietà di Zuckerberg e soci.
Yahoo utilizzerebbe senza permesso, i sistemi di ricerca, newsfeed, annunci pubblicitari e tagging, imputazioni ritenute dai vertici di Yahoo: ”senza valore e niente di più di un semplice tentativo di distogliere l’attenzione dalla debolezza della loro linea difensiva”.
Le accuse sono reciproche come lo sono le tecnologie contestate dai due protagonisti del web e in questa storia finisce anche il nome di Thyagarajapuram S. Ramakrishnan, ex dipendente di Yahoo che avrebbe depositato uno dei brevetti reclamati, proprio a Facebook.
Quello dei brevetti sembra essere solo un pretesto dietro i quali si nascondono le difficoltà di liquidità di Yahoo e l’imminente sbarco in borsa di Facebook.
D’altra parte già nel 2004 Yahoo aveva mosso accuse a Google, in previsione della sua quotazione in borsa, salvo poi raggiungere un accordo.
Che si risolva allo stesso modo la sfida tra Facebook e Yahoo?
Arianna Esposito
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