Editoria locale, il Friuli Venezia Giulia apre a digitale e free press: nuovi contributi per l’informazione di prossimità

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L’editoria locale non vive più soltanto nelle edicole. Una parte crescente delle notizie che raccontano città, quartieri e piccoli centri passa ormai attraverso smartphone, siti internet e social network, mentre accanto ai quotidiani tradizionali continuano a esistere giornali e periodici gratuiti che raggiungono direttamente i cittadini. È un cambiamento profondo del modo di produrre e distribuire informazione, al quale anche le politiche pubbliche cominciano progressivamente ad adeguarsi.

In Friuli Venezia Giulia arriva ora un primo intervento specificamente rivolto proprio a queste realtà. Nell’ambito dell’Assestamento di bilancio regionale sono state introdotte due misure destinate all’editoria digitale e alla free press, con uno stanziamento complessivo di 25 mila euro: 15 mila euro vengono destinati alle testate giornalistiche online, mentre altri 10 mila riguardano le imprese che realizzano pubblicazioni cartacee distribuite gratuitamente.

Le risorse sono limitate e certamente non sufficienti, da sole, a modificare le condizioni economiche dell’intero comparto. Il significato dell’intervento, però, va probabilmente cercato altrove. Per la prima volta viene riconosciuto uno spazio specifico a forme di informazione che negli ultimi anni hanno assunto un peso sempre maggiore nel racconto quotidiano dei territori.

La proposta, sostenuta dalla consigliera regionale Orsola Costanza, punta infatti a includere nel sistema degli interventi regionali realtà editoriali che operano attraverso modelli diversi da quelli tradizionali.

Per quanto riguarda l’editoria digitale, non sarà sufficiente aprire un sito e pubblicare occasionalmente delle notizie per poter accedere al sostegno. La misura guarda a testate giornalistiche strutturate, con sede legale e operativa in Friuli Venezia Giulia, caratterizzate da una pubblicazione quotidiana e gratuita attiva da almeno 36 mesi.

È un requisito importante perché permette di distinguere un progetto editoriale professionale dalla semplice presenza online. Nel panorama digitale, infatti, la facilità con cui è possibile creare un sito non deve far dimenticare la differenza tra la pubblicazione occasionale di contenuti e il lavoro continuativo di una redazione giornalistica.

Ed è proprio questo uno dei grandi temi dell’editoria contemporanea.

Il digitale ha abbattuto molti costi di distribuzione, ma non ha eliminato il costo dell’informazione. Un giornale online non deve stampare migliaia di copie né organizzare una rete fisica per portarle nelle edicole, ma deve comunque sostenere giornalisti, collaboratori, fotografie, video, infrastrutture tecnologiche e tutte le attività necessarie per verificare e pubblicare quotidianamente le notizie.

Raccontare un territorio significa essere presenti.

Significa seguire un consiglio comunale che termina a tarda sera, raccontare una vertenza aziendale, verificare un incidente, spiegare una nuova ordinanza, seguire la politica regionale, ascoltare associazioni e cittadini. Significa occuparsi di scuole, sanità, trasporti, cultura, turismo, imprese e problemi che magari non raggiungeranno mai le prime pagine dei quotidiani nazionali ma che incidono direttamente sulla vita delle comunità.

È questa funzione che rende l’informazione locale diversa da gran parte dei contenuti che ogni giorno circolano sulle piattaforme digitali.

Google e i social network possono distribuire le notizie, ma non possono sostituire automaticamente una redazione che conosce il territorio. Possono indicizzare un articolo, mostrarlo in un feed o suggerirlo a un utente, ma alla base deve esserci qualcuno che quella notizia l’ha raccolta, verificata e scritta.

Il problema è che proprio mentre l’informazione si sposta sempre più rapidamente verso il digitale, il modello economico che dovrebbe sostenerla diventa più fragile.

Una quota rilevante della pubblicità online viene intercettata dalle grandi piattaforme tecnologiche. Le testate locali si trovano quindi a competere sullo stesso mercato con operatori globali dotati di risorse enormemente superiori, mentre continuano a sostenere i costi della produzione giornalistica.

È uno squilibrio che interessa tutta l’editoria, ma che diventa particolarmente evidente nelle realtà territoriali, dove il bacino potenziale di lettori e inserzionisti è inevitabilmente più piccolo.

Da qui nasce anche il valore dei contributi pubblici quando vengono collegati a criteri chiari, continuità editoriale e presenza professionale. Non si tratta semplicemente di finanziare un sito internet, ma di riconoscere che l’informazione locale svolge una funzione pubblica anche quando viene distribuita gratuitamente attraverso il web.

Accanto al digitale, il Friuli Venezia Giulia ha deciso di rivolgere l’attenzione anche alla free press.

Può sembrare quasi una contraddizione: da una parte si sostiene il giornale che vive sullo smartphone, dall’altra quello che continua a essere stampato su carta e consegnato gratuitamente. In realtà i due modelli hanno più elementi in comune di quanto possa apparire.

Entrambi cercano di eliminare una barriera all’accesso alla notizia.

Nel primo caso il lettore entra gratuitamente sul sito. Nel secondo prende gratuitamente una copia cartacea. La sostenibilità economica viene quindi costruita attraverso strumenti differenti dalla vendita tradizionale del giornale, a partire dalla pubblicità e dal rapporto con il tessuto economico locale.

La free press continua inoltre ad avere una funzione particolare in quelle fasce della popolazione che utilizzano meno frequentemente gli strumenti digitali e nei territori nei quali la distribuzione fisica conserva un rapporto diretto con la comunità.

È anche per questo che parlare di futuro dell’editoria contrapponendo semplicemente carta e digitale rischia ormai di essere riduttivo.

Il vero punto non è il supporto attraverso il quale una notizia raggiunge il cittadino. Il punto è capire se dietro quella notizia esiste un’organizzazione editoriale capace di produrre informazione con continuità, professionalità e responsabilità.

Un quotidiano può essere stampato, consultato attraverso un’applicazione, letto su un sito oppure distribuito gratuitamente. Ciò che determina il suo valore giornalistico rimane la qualità del lavoro che viene svolto prima della pubblicazione.

Per questo il riconoscimento dell’editoria digitale può avere anche un significato culturale.

Per molto tempo il giornale online è stato considerato quasi un’estensione secondaria della carta. Oggi, invece, esistono testate nate direttamente sul web che non hanno mai avuto un’edizione stampata e che rappresentano una fonte primaria di informazione per migliaia di persone.

Sono realtà che hanno costruito redazioni, pubblico e credibilità utilizzando un modello completamente digitale.

Sostenere questo settore significa anche riconoscere il cambiamento del lavoro giornalistico. Nelle redazioni contemporanee, infatti, accanto alla scrittura tradizionale sono diventate centrali fotografie, video, aggiornamenti in tempo reale, newsletter, social network e nuovi strumenti di distribuzione.

Attorno a una testata digitale lavorano quindi figure professionali diverse, dai giornalisti ai fotografi, dai videomaker ai tecnici che garantiscono il funzionamento delle piattaforme.

La questione riguarda inevitabilmente anche l’occupazione. Se il modello economico dell’informazione locale diventa troppo debole, il primo rischio è quello di avere redazioni sempre più piccole, maggiore precarietà e meno risorse disponibili per seguire realmente il territorio.

E quando diminuiscono i giornalisti sul territorio diminuiscono inevitabilmente anche le notizie che riescono a emergere.

È qui che il tema economico incontra quello del pluralismo.

Un territorio raccontato da molte testate è un territorio nel quale esistono più possibilità di controllo, confronto e rappresentazione delle diverse realtà sociali. Quando invece il numero degli operatori dell’informazione diminuisce, intere parti della vita pubblica rischiano di rimanere fuori dal racconto giornalistico.

Nel Friuli Venezia Giulia questo aspetto assume una rilevanza particolare anche per le caratteristiche della regione, composta da territori, comunità e identità differenti. L’informazione di prossimità contribuisce a mantenere visibili realtà che difficilmente potrebbero trovare uno spazio continuativo nei grandi media nazionali.

Naturalmente resta il tema delle risorse.

Venticinquemila euro rappresentano un intervento iniziale e non possono essere considerati una risposta strutturale alla crisi dell’editoria locale. Il vero banco di prova sarà capire se questa apertura verso digitale e free press rimarrà una misura circoscritta oppure diventerà il punto di partenza per una politica più ampia e continuativa.

Il settore chiede da tempo soprattutto certezza. Per un’impresa editoriale è difficile programmare assunzioni, investimenti tecnologici o nuovi progetti quando gli strumenti di sostegno cambiano continuamente o vengono finanziati soltanto in maniera occasionale.

La sfida futura sarà quindi trasformare il riconoscimento politico in una strategia capace di accompagnare davvero la trasformazione dell’informazione.

Perché l’editoria locale sta cambiando, ma non sta perdendo la propria funzione.

Anzi, in un ecosistema digitale nel quale circolano ogni giorno quantità enormi di contenuti, avere giornalisti che conoscono direttamente il territorio può diventare ancora più importante. La velocità dei social network aumenta la quantità delle informazioni disponibili, ma non garantisce automaticamente che siano corrette, verificate o contestualizzate.

Una redazione locale continua invece a svolgere esattamente questo lavoro: selezionare ciò che conta, verificarlo e trasformarlo in una notizia comprensibile per la comunità.

Il sostegno introdotto dal Friuli Venezia Giulia può quindi essere letto come un piccolo ma significativo cambio di prospettiva. Il giornalismo non coincide più necessariamente con il giornale acquistato in edicola e le politiche pubbliche sono chiamate a prendere atto di questa trasformazione.

Carta, web e free press sono ormai parti differenti dello stesso ecosistema.

Ciò che conta è preservare la capacità delle comunità di avere un’informazione professionale vicina ai territori. Perché quando scompare una testata locale non si perde soltanto un’impresa editoriale: si perde anche uno sguardo sulla realtà, uno spazio di confronto e un presidio che contribuisce ogni giorno al pluralismo dell’informazione.

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