Ecuador, la proposta di Rafael Correa: “Aboliamo la carta stampata”

Campanello d’allarme per la libertà di stampa in Ecuador. La guerra fredda tra il presidentissimo Rafael Correa e la carta stampata dura ormai da anni. Correa ha sempre definito i giornalisti “mediocri, incompetenti e bugiardi”. Le testate ecuadoregne non hanno mai esitato nel mettere in luce l’eccessivo autoritarismo di Correa in determinate situazioni. Il parco di Yasuni potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Si tratta di uno degli ultimi paradisi terrestri, nel quale non si contano le differenti specie vegetali e animali. Purtroppo è anche ricco di petrolio. Il presidente intende consegnare il parco alle multinazionali, nonostante precedenti impegni con le Nazioni Unite lo vincolassero a non farlo. Da qui lo sdegno dei giornali, che hanno evidenziato i danni che potrebbe causare all’ambiente l’abbattimento di uno dei “polmoni” della biosfera. Correa ha preso la palla al balzo. Su Twitter il presidente ha lanciato l’idea di un referendum inerente l’abolizione della carta stampata. Il ragionamento è fin troppo semplice: meno carta, meno alberi da abbattere, foreste salve. In realtà l’invettiva del presidente non sembra avere molto fondamento. I quotidiani vengono prodotti con carta riciclata più volte. In sostanza  c’è uno spreco minimo di cellulosa, il materiale estratto dal legno per fabbricare la carta. Ciò a cui Correa sta pensando, non si sa quanto seriamente, è un futuro di informazione esclusivamente digitale. Non una grande idea, in un paese in cui l’innovazione tecnologica va a passo lento.

Diego Cornejo, presidente dell’associazione editori dell’Ecuador, spera che la faccenda si fermi ai social network. Ma uno sguardo alle recenti iniziative di Correa, si veda la nomina di un Comitato di Controllo per disciplinare i contenuti dei media, invita a non essere troppo ottimisti.

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